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Boris Ramella: “L’insonnia è l’unico collante delle mie canzoni!” [INTERVISTA]

Lo scorso 20 maggio è uscito l’album di esordio del cantante ligure Boris Ramella “Non riesco a dormire”, per Giungla Dischi in licenza per Sony Music Italia. Il disco è stato anticipato il 15 aprile dal singolo “Dentro Casa”, il cui video è stato girato da Francesco Lettieri (regista già al lavoro con Giovanni Truppi, Calcutta e molti altri).

Boris607x367Un album sofferto, metabolizzato, di passaggio, che viene dalla Liguria e arriverà chissà dove.” – afferma lo stesso Ramella nel comunicato stampa di lancio – per lanciare anche il suo tour fittissimo di date, che tocca l’intero stivale.

Noi di LoudVision abbiamo scambiato due chiacchere al volo con Boris, mentre era in viaggio di regione in regione, così per cogliere appieno l’essenza del cammino del suo messaggio dalla Liguria verso il pubblico.

Sono passati un po’ di anni tra il tuo primo EP “Per Pura Comodità” e l’uscita del disco Non Riesco A Dormire. Scelta ponderata o frutto di altri eventi incidentali?

Hai detto bene, eventi incidentali. Ho impiegato un anno e mezzo per scrivere queste canzoni e riuscire ad inciderle. La vita ha un costo, alle volte ti devi fermare e riprendere solo quando hai qualcosa da dire. A me importava dire solo quello che io stesso volevo dire.

Il 20 maggio è uscito Non Riesco A Dormire – tuo album di esordio- l’Insonnia ti appartiene o è una metafora per descrivere il senso del disco?

Fortunatamente adesso meno, ma  quando l’ho scritto era un periodo estremamente insonne. Scrivevo di notte, e questo mi portava ad essere molto introspettivo. Come ho già detto, e continuo a ripetere, esso nasce da una condizione fisica, da una finestra sul bosco. È la luce di un frigorifero aperto che trapassa il buio di una cucina disordinata. Una lettera stropicciata, una giornata di pioggia a fine agosto.

E’ bella la metafora della luce del frigorifero che illumina una cucina scura, vuota…

Esatto. Esprime proprio il disagio, l’insofferenza, e le paure con cui devi fare i conti nel silenzio della notte quando gli eventi della giornata non ti investono appieno. Così, decidi di mettere una pausa a questo stato d’animo, scendi dal letto, e vai in cucina, apri il frigorifero e quella luce che di giorno riconosci a malapena, di notte illumina i tuoi pensieri.

Le canzoni fra di loro sembrano non avere un nesso concettuale, esiste un senso più profondo di collante musicale o semplicemente questo album è una raccolta?

Bah, raccolta più che altro. E’ quello che ti accade. Certi eventi ti investono e li registri. Senza essere serioso, ho detto quello che volevo dire. Se proprio dovessi trovarti un fil rouge che lega fra di loro questi 7 brani, sarebbe la Notte. Davvero l’insonnia è l’unico collante di queste canzoni.

Alcuni ti definiscono “Pop”, altri ti collocano nel “Cantautorato”. Ti piace essere etichettato o prevedi un percorso più versatile per la tua arte?

Si, boh, c’è del cantautorato, ma c’è del pop, che troppo spesso viene sdoganato con la sua accezione più negativa. Se devo essere catalogato nei Cantautori potrei ammettere di non avere tutta quella verbosità che li contraddistingue. Quello che verrà, e la piega che prenderà la mia arte, dovrà essere meglio.

Parliamo di Quasi Intelligenti – seconda traccia dell’album – ad un certo punto dici: “Perchè siamo tutti intelligenti con le frasi prese dal web”. Sembra quasi una critica alla società contemporanea troppo virtuale. Concludi addirittura con “Non citarmi che ti mando a cagare!”. Che rapporto hai con i social network?

Per ora non abbiamo ancora litigato io e i social (ride n.d.r.). Quello che volevo dire in questa canzone, nella fattispecie nella frase da te citata, è che bisogna avere intelligenza, è facile documentarsi, e così avere sempre la risposta pronta ad episodi o eventi, ma prima o poi dovrai pur uscire dalla tua bolla, dovrai mettere piede fuori di casa.

Francesco Lettieri ha prodotto il video di Dentro Casa, brano che ha lanciato l’album. Già collaboratore di Giovanni Truppi e Calcutta. Considerando che al primo ascolto questo album ricorda molto le prospettive e le sonorità di Brunori SAS, senti di avere anche orizzonti “indie” nella tua arte?

Il concetto di “indie” lo vedo molto astratto. Calcutta ha scritto un album molto mainstream che riesce ad arrivare a tutti. Non credo di avere un disco forte come il suo.

Uscendo per un attimo dal tuo presente e, auspicabilmente, futuro musicale, questo si deve sempre rapportare al mercato musicale. Episodi come la chiusura dell'”Init” a Roma come pensi possano influenzare gli emergenti come te?

Ho poca esperienza per risponderti. Probabilmente ogni regione ha i suoi autori e ognuno di questi vive delle sue dimensioni. Non riesco a risponderti con un assioma.

Parliamo del tour. Un tour corposo, suoni ogni giorno toccando quasi tutte le regioni d’Italia. Un sogno che diventa realtà?

E’ una bella sensazione, sennò che scrivi a fare? Ogni forma artistica è comunicazione, e per comunicare c’è bisogno di interagire con le persone. Questo tour me ne sta dando ampiamente la possibilità.

Chiudiamo con una battuta. Con la stanchezza del tour dici che “Riuscirai di nuovo a dormire”?

Anche profondamente. Sarò molto provato, assolutamente contento, ma provato.

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