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Boschi stregati

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Presentato in concorso a Venezia lo scorso settembre, “Le paludi della morte – Texas Killing Fields” è uscito il 15 giugno nelle sale italiane. Riproponiamo la conferenza stampa con Michael e Ami Canaan Mann.

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È un tavolo poco affollato quello della conferenza stampa di “Texas Killing Fields“, proiettato in concorso alla 68. Mostra del Cinema di Venezia il 9 settembre: il cast (Sam Worthington, Jeffrey Dean Morgan, Jessica Chastain, Chloë Grace Moretz) è assente e prendono la parola per discutere del film solo la regista Ami Canaan Mann, il padre di lei Michael Mann qui in veste di produttore e lo sceneggiatore Donald F. Ferrarone. Senza divi a calamitare domande superflue, l’incontro con la stampa è insolitamente tranquillo e interessante, concentrato su questioni di scrittura e regia.

“Texas Killing Fields” – come indicato nell’incipit – è ispirato a fatti realmente accaduti: Ferrarone è infatti un ex-agente della DEA e una decina d’anni fa è venuto a conoscenza dei cosiddetti “killing fields”, campi paludosi intorno a Texas City in cui erano stato gettati tantissimi corpi di donne uccise e vittime di violenze sessuali. Crimini poco noti che hanno incuriosito Ferrarone e l’hanno portato a entrare in contatto con due detective della zona per capire qualcosa di più.

Ami Mann parla del dettaglio visivo che per primo l’ha ispirata, quella mappa usata dalla polizia – inquadrata spesso nel film – con le foto di ragazze scomparse o uccise a segnare i punti di sparizione: «La sceneggiatura di Don era dura – spiega la regista – ma anche intrigante da un punto di vista grafico e visivo: l’ho costruita come una ghost story, filmando i “killing fields” come se fossero un luogo stregato.
Allo stesso tempo però era importante che il pubblico percepisse un’impressione di realtà ambientale e vicinanza ai luoghi: con mia sorella Aran Reo Mann, scenografa del film, ho fatto molti sopralluoghi, specialmente nei boschi, prima di iniziare a girare. I contrasti tra acqua e terra, quegli alberi che sembravano scheletri ci hanno subito suggerito l’idea di un territorio bellissimo e terrificante. Quella di “Texas Killing Fields” è una storia in cui le vittime sono prese sul serio, non soltanto usate come funzioni narrative: desideravo che le loro voci parlassero direttamente ai due detective ma anche a noi».

Ami Mann non nasconde la fortuna di avere alle spalle un padre come Michael Mann: «Il fatto che si sia occupato della produzione è stato un grande vantaggio, sia da un punto di vista pratico che creativo».

Michael, da parte sua, applica all’opera della figlia un occhio da sceneggiatore, evidenziandone le linee drammatiche principali, fatte di «conflitti personali e sociali, relazioni complesse e cambi di prospettiva che uniscono le vittime, i poliziotti, i criminali e le loro famiglie».

Buona parte del cast, dice Ami Mann, è stata trovata in Texas e in Lousiana e se «la generosità d’attore di Jeffrey Dean Morgan lo ha reso perfetto per il detective Brian Heigh», della giovanissima Chloë Moretz, dodicenne durante le riprese, la regista loda infine «la capacità di affrontare il personaggio senza alcuna traccia di patetismo».

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