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Boxtrolls — Intervista a Isaac Hempstead-Wright

Boxtrolls – Le scatole magiche” è il nuovo lungometraggio in animazione stop-motion della Laika, la casa di produzione di “Coraline” e “ParaNorman”, che abbiamo visto in anteprima alla 71esima Mostra Internazionalae d’Arte Cinematografica di Venezia (qui la recensione, dal 2 ottobre nelle sale italiane in 3D).

Proprio al Lido abbiamo incontrato il giovane attore inglese Isaac Hempstead-Wright che nel film presta la voce al piccolo protagonista Eggs (Uovo nella versione italiana), il bambino orfano allevato dalla bizzarra comunità dei Boxtrolls.

Hempstead-Wright, 15 anni appena e noto per aver interpretato Bran Stark nella serie “Il Trono di Spade”, si è dimostrato un ragazzino pieno di passioni e già molto professionale, con opinioni ragionate sul proprio lavoro e tanta voglia di imparare.

Quando hai iniziato a recitare sognavi già di prendere parte ad un film d’animazione? O preferisci il live action?

A dire il vero fino a qualche anno fa non immaginavo neanche che sarei finito a fare l’attore, è stato un caso: non avevo e non ho obiettivi particolari da raggiungere.

Recitare in un film in live action è molto diverso dal doppiaggio per un film d’animazione? 

Molto diverso, sì. Per “Boxtrolls” ho avuto la possibilità di condividere alcune sessioni con Elle Fanning, Ben Kingsley e Simon Pegg, ma il doppiaggio è un’attività quasi esclusivamente individuale: devi buttarti e ti renderai davvero conto del risultato complessivo, e di come suonerà l’insieme delle voci, solo quando potrai vederlo sullo schermo.

Quale delle due esperienze ti è sembrata più difficile, il doppiaggio o la recitazione live action?

Non credo che un tipo di recitazione sia più difficile rispetto all’altro. Di sicuro sono molto differenti. Quando reciti in un film live action sembra più facile entrare nel ruolo perché indossi il costume e interagisci costantemente con gli altri attori, mentre in animazione passi la maggior parte del tempo da solo nello studio di registrazione. D’altra parte però nel live action ci sono più tempi morti e fonti di distrazione, mentre quando doppi ti concentri subito sul personaggio e sulle tue battute. I registi di “Boxtrolls”, Anthony Stacchi e Graham Annable, sono stati fantastici e mi hanno aiutato tantissimo nel trovare il giusto approcio: del resto loro avevano lavorato su Eggs per cinque anni e lo conoscevano molto meglio di me.

I registi Stacchi e Annable ti hanno chiesto qualcosa di specifico dal punto di vista vocale?

Hanno voluto che la mia voce suonasse un po’ più rude e che assumesse un accento “cockney”, dal momento che Eggs non parla in modo molto raffinato. In più, visto che nel corso della lavorazione il mio tono era diventato più profondo, in certi punti ho dovuto renderlo più acuto per una questione di uniformità.

Hai contribuito in qualche modo ai dialoghi?

Spesso registravano più versioni della stessa battuta, così che in un secondo tempo gli animatori le avessero tutte a disposizione e potessero scegliere quella migliore. Ma era comunque tutto in sceneggiatura, non posso dire di aver apportato personalmente alcun contributo allo script (sorride, ndr.).

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Qual è stato l’aspetto più divertente del lavoro?

Fare le cosiddette “vox vocalizations”: alla fine delle varie sessioni di doppiaggio ci chiedevano di registrare, oltre ai dialoghi, anche i suoni di contorno che poi sarebbero serviti per i nostri personaggi. Era buffo stare lì a pronunciare «oh», «aaaah».

E da Ben Kingsley, che doppia il cattivo Archibald Snatcher (in italiano Arraffa, ndr.) hai imparato qualcosa?

Snatcher ha una grossa pancia, così Ben recitava disteso su una sedia reclinabile per tirar fuori la voce dallo stomaco e renderla più potente. Osservandolo ho imparato che anch’io dovrei dare maggiore attenzione ai dettagli e prepararmi di più sul personaggio.

Sei un appassionato di cinema d’animazione? Conoscevi già il lavoro della Laika prima di entrare nel cast di “Boxtrolls”?

Sì, mi è sempre piaciuta l’animazione. Il primo film che ho visto e amato è stato “A Bug’s Life” della Pixar. Per quanto riguarda la Laika, avevo apprezzato “Coraline” ma non immaginavo quanto il lavoro di questo studio fosse speciale. Dopo averli visti all’opera da vicino posso dire di essere diventato un grande fan di questi artisti.

Hai scoperto qualcosa che non sapevi sull’animazione grazie a “Boxtrolls”?

Sì, ho imparato tantissimo. Prima di doppiare Eggs in “Boxtrolls” avevo sperimentato un paio di software per animare qualche brutto pupazzetto fatto da me in plastilina ma davvero non ne sapevo nulla. Osservare le tecniche di stop-motion, e in particolare la stop-motion praticata dalla Laika, è stato sorprendente: le tecnologie più avanzate si mettono a servizio di un’arte che è molto antica. Negli studi Laika ho avuto modo di conoscere la tecnica del “rapid prototyping“: i volti dei personaggi vengono modellati al computer, espressione per espressione, e ogni modello corrisponde a un minuscolo frammento di dialogo. Poi, attraverso sofisticatissime stampanti 3D, tutte queste facce prendono materialmente forma. È qualcosa che va oltre la normale produzione di un film, è arte. Per me è stato impressionante scoprire anche l’esistenza di un intero reparto costumi che si occupa di trovare le stoffe e le combinazioni di colore più adatte per i vari personaggi.

Conosci il libro di Alan Snow su cui si basa “Boxtrolls”? O hai letto solo la sceneggiatura?

Ho letto solo la sceneggiatura. Il testo di Snow è una storia lunghissima che si sviluppa su più volumi e che comprende centinaia di personaggi. I Boxtrolls ne costituiscono solo una piccola parte. I registi hanno comunque cercato di conservare lo spirito e la follia che contraddistingue l’opera originale.

Quali saranno i tuoi prossimi progetti?

Innanzitutto la scuola. Devo ricominciare a concentrarmi sullo studio perché negli ultimi tempi sono stato piuttosto impegnato. E poi tornerò sul set per la nuova stagione di “Il Trono di Spade”.

È complicato conciliare gli impegni scolastici con quelli cinematografici e televisivi?

Cerco di stabilire delle priorità e di organizzarmi al meglio, così posso studiare anche quando sono sul set.

Hai mai pensato di nasconderti in una scatola?

Certo, da bambino mi piaceva molto giocarci. Una volta mio padre ha persino stampato per me un grande Tardis di cartone… A proposito, non ho ancora visto gli ultimi episodi di “Doctor Who” con Peter Capaldi.

Ti piacerebbe entrare nel cast di “Doctor Who”?

Oh sì, sarebbe divertente!

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Ti piacerebbe interpretare un supereroe o un personaggio dei fumetti? E se sì, quale?

Iron Man!

Hai letto la saga letteraria di “Il Trono di Spade” per sapere in anticipo cosa sarebbe capitato al tuo personaggio, Bran Stark?

No, ho sempre cercato su google! (ride, ndr.) Non ho letto i libri. Ma arrivati a questo punto della storia, conosceremo il destino di Bran solo nel finale. Dobbiamo limitarci a fare supposizioni su ciò che scriverà George R. R. Martin.

Sei molto giovane ma hai già affrontato sfide importanti dal punto di vista professionale: in “Il Trono di Spade” reciti senza usare le gambe, qui in “Boxtrolls” usi solo la voce. 

Beh, non è molto difficile recitare senza gambe, basta non muoverle! E in un film d’animazione può sembrare che tu, come doppiatore, non abbia un volto, ma in realtà ce l’hai: è quello del tuo personaggio. Per Eggs gli animatori avevano predisposto più di un milione di espressioni facciali. Non credo quindi che per un attore questo tipo di doppiaggio sia limitante né che richieda uno sforzo supplementare per far emergere la voce.

La storia di “Il Trono di Spade” è molto cupa: è stato piacevole, con “Boxtrolls”, dedicarti a un genere più leggero?

In effetti “Boxtrolls” è il primo film che i miei amici potranno vedere senza problemi, gli altri miei progetti che mi vedevano coinvolto in passato erano tutti rivolti a un pubblico più adulto. E poi quella di “Boxtrolls” è proprio il tipo di commedia che amo, mi ricorda i Monty Python.

Quali sono le tue fonti di ispirazione in campo cinematografico, letterario e musicale?

Uno dei miei registi preferiti è Sylvain Chomet, i suoi “Appuntamento a Belleville” e “L’illusionista” sono davvero belli. Parlando invece di libri, devo ammettere di non essere un grande lettore di fiction e a volte leggo solo i primi capitoli di un romanzo per farmi un’idea dello stile di un autore e capire se andare avanti. Tra i romanzi che mi sono piaciuti, mi viene in mente “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon e al momento sto cercando di finire “Delitto e castigo” di Dostoevskij. Un’altra lettura che ho molto amato è “Macbeth” di William Shakespeare. Infine, la musica: la adoro, specie quella classica, e suono anche il pianoforte. Tra i miei compositori preferiti cito Franz Liszt: per un pianista riuscire a suonare Liszt è il massimo del virtuosismo. Non sono invece un fan di Mozart, trovo la sua scrittura musicale troppo nitida, troppo punteggiata. Preferisco il periodo romantico.

Qual è il tuo rapporto con i fan? Ti capita di essere riconosciuto quando vai in giro?

Abito in un piccolo paese di campagna, quindi nei periodi che passo a casa la mia vita quotidiana è rimasta la stessa. Essere a un festival come la Mostra di Venezia, dove le persone mi riconoscono e sono tutte tanto carine con me, è strano ma anche divertente.

Usi i social network?

Solo twitter (@IsaacBranFlakes), ma twitto poco. Lo uso più che altro per tenermi aggiornati sugli argomenti che mi interessano.

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