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Boyhood” è un progetto decennale che finalmente zittirà i fatalisti che sostengono sia impossibile scrivere e girare qualcosa di veramente originale oggigiorno.

L’ambizione del progetto scritto e diretto da Richard Linklater denota grande pazienza e sensibilità, perché non è davvero da tutti girare una manciata di scene ogni anno per 12 anni, per poi montare una sorta di racconto romanzato della fanciullezza di un ragazzo come tanti nell’America contemporanea. Il film documenta in presa diretta la progressiva crescita fisica del protagonista Mason (Ellar Coltrane) e il progressivo invecchiare dei suoi genitori (su tutti una splendida Patricia Arquette), mentre romanza la difficile crescita emotiva di un figlio alle prese con la perenne instabilità familiare causata dalle relazioni burrascose della madre e dall’assenza del padre.

“Boyhood” è un film figlio del background indie e fiero di esserlo di Linklater. Forse è meno struggente ed emozionale della “trilogia dei Before” che l’ha preceduto, ma dimostra una rara onniscienza nel ritrarre cosa siano stati i primi 15 anni dei 2000 per chi li ha vissuti, da adolescente e da adulto. Una sintesi così esaustiva a livello storico, sociale, culturale, quasi filosofico, che probabilmente sceglierete questo film quando i vostri nipoti vi chiederanno com’era la vita all’inizio del millennio.

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Contro

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