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  • Brainstorm: Downburst

    Brainstorm

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Carta copiativa tedesca

Dopo aver festeggiato i dieci anni di carriera con la re-release dei primi due lavori ed aver accolto, nello scorso dicembre, il nuovo bassista Antonio Leva, la compagine capitanata da Andy B. Franck giunge alla settima fatica da studio. Per quanti vogliono vedere una caduta, ormai libera, della band tedesca rispetto agli esordi, quando un minimo di sperimentazione e fantasia animava le loro invenzioni musicali, il nuovo capitolo non dimostra sostanziale discostamento dall’ultimo orientamento e, anzi, palesa proprio l’intenzione opposta. I Brainstorm si accontentano dichiaratamente di calcare il filone del metal germanico, tutto riff e cori, qualche apertura melodica ed il power sempre alle porte che bussa prepotentemente per rivendicare un posto che invece gli spetta di diritto. Il nuovo capitolo, così, cade nel cimitero dei dischi dimenticati prima ancora di aver fatto completa conoscenza col lettore. E non certo per ingenuità o carenza di tecnica (anzi, la produzione smaliziata dimostra tutta la decennale esperienza), ma per un’anoressica originalità, che non lascia distinguere il prodotto in commento da molti altri, di similar fattura. Qualche eco di NWOBHM e di speed tenta di combattere il demansionamento derivante dall’abuso di tempi cadenzati. Anche il songwriting, mantenuto in vita solo da un paio di tracce piacevoli e da un piglio di sinfonicità, non fa sforzi di sorta per occultare l’impietosa indagine su un album del tutto inutile. Discutibile, a questo punto, la scelta di rimanere ancora insieme, soprattutto se proviene da un ex Ivanhoe come Franch.

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