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Un dito di polvere

Nuovo disco dei Brainstorm ed ecco pronte undici tracce dell’heavy-power più innocuo che la storia dell’ultima decade ricordi.

Insomma, vi è mai capitato di ascoltare metal senza mai che vi passi per la testa il pensiero “…e ora, volume a palla!”? Ecco, con “Memorial Roots” potete leggerci un libro in santa pace o discutere pacatamente con la persona che avete di fianco. D’altra parte, non è un brutto lavoro, è semplicemente che l’ispirazione che ne sta alla base, piaccia o no, non si risolve in un’esplosione di potenza, agitazione e cori cantati di fronte alle casse del salotto.

Restiamo infatti tranquilli, magari sdraiati perché no, a goderci le piccole trovate musicali dei Brainstorm per far arrivare al termine il loro disco. L’apertura, per esempio, vi riporterà alla mente la volta in cui siete dovuti uscire di casa prima dell’alba in una nebbiosa e gelida mattina autunnale. Caruccio ma scontato il procedere stentoreo di “Cross The Line”, epico e quasi memorabile il ritornello di “Nailed Down Dreams”. Anche “Victim” e “Would You”, quest’ultima in pieno stile Brainstorm, godono di una struttura solida e d’impatto in cui tutti gli strumenti, avendo cura di non strafare, sono collocati al loro posto esatto.

Al solito notevole la voce del cantante, ma la carne al fuoco è sempre troppo poca, non si scappa, e la voglia di schiacciare di nuovo play sullo stereo si sfila dalla mente. I Brainstorm sanno tanto di band superflua in una terra come la Germania dove, da quasi trent’anni, c’è un overdose di gruppi che lottano per la selezione naturale.

I Brainstorm sfornano dischi da oltre dieci anni senza mai concedersi troppo riposo tra un lavoro e l’altro. Ma forse avrebbero bisogno di un momento di riflessione affinché la loro proposta musicale possa godere di quella rinfrescata profonda di cui disperatamente necessita.

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