Home > Recensioni > Brasstronaut: Mean Sun

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Spiriti liberi di Vancouver

Chi ha detto che non esistono più i sognatori e, anzi, è meglio che la gente pensi alle cose concrete (“get real”, direbbero gli anlgofoni)?
Chiunque sia costui (o costei) si sbagliava di grosso: i Brassonaut sono arrivati apposta dal Canada per elargire onirismo e forte spiritualità. Con la sezione degli ottoni, altrimenti che senso avrebbe il loro nome?

Il sole meschino fa parte della seconda tornata di inventiva per il sestetto, reduce dai festival internazionali più disparati. La musica che fa, invero, è un pop sperimentale su cui si proietta l’ombra di grandi icone quali Miles Davis, David Bowie e, per essere più contemporanei, i Radiohead.
Il folk e l’acustica, però, continuano a strizzare l’occhietto lungo tutto il decalogo.

La voce di Edo Van Breemen si potrebbe paragonare un po’ a quella dell’australiano Husky Gawenda (frontman degli Husky, per l’appunto), benché la prima sia meno patetica e lagnosa della seconda; il che porterà sicuramente gioia nei cuori di chi, Gawenda, non è che lo regga troppo.
Un disco pacato, pulito e con buoni propositi.

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Contro

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