Home > Zoom > Breaking Bad: Mi do al crimine (per la famiglia)?

Breaking Bad: Mi do al crimine (per la famiglia)?

La parola perfezione va usata sempre con parsimonia, ancor più nel campo dell’arte e di un’arte composita come la narrativa per immagini; eppure è questo il concetto che salta subito alla mente quando si pensa a un serial come “Breaking Bad”, la cui originalità ne rende difficile anche la classificazione.

Se infatti la prima stagione si apre con un impasto inscindibile di ironia (macabra) e dramma, nel corso degli episodi e delle stagioni successive la storia sprofonda sempre più verso un registro molto più oscuro; ma – e qui sta la forza del serial – senza dimenticare le sue origini: nonostante la trama s’infittisca e propenda per una cupezza senza precedenti, essa è sempre tallonata da una feroce satira di sottofondo che anziché smorzare i toni li esacerba ancora di più.

Protagonista della vicenda è Walter White, un professore di chimica in una scuola superiore, cui viene diagnosticato un cancro ai polmoni inoperabile, con un’aspettativa di vita di massimo due anni. Invece di scoraggiarsi e cadere in una – giustificabilissima – depressione, Walt reagisce a modo suo. Sposato con un figlio adolescente e un bebè in arrivo, decide di mettersi sotto per tirare su quanti più soldi possibili da lasciare alla sua famiglia. Quale è dunque, alla luce delle sue competenze, il mestiere più remunerativo – in rapporto al tempo di impiego – cui si possa pensare? Un mestiere in cui un chimico bravo come lui potrebbe fare la differenza? Che ve ne pare di produttore metanfetamine? A Walt il piano piace.

Insieme a un suo ex studente e piccolo spacciatore, allora, inizia a cucinare e a spacciare, divenendo ben presto, grazie alla sua “raffinatissima ricetta”, parecchio famoso nel giro della droga con lo pseudonimo di Heisenberg. Un nome scelto a caso per celare la sua reale identità e tenere – ipoteticamente – al sicuro la sua famiglia che segna in realtà la scissione del personaggio, o, per meglio dire, la sua rinascita.
Perché lentamente quel doppio inventato inizia a tramutarsi nel vero Walt, si sostituisce a lui, grazie a un’impennata delle vendite. Il prodotto è talmente ottimo da fare di Heisenberg una leggenda metropolitana tra gli addetti ai lavori. Per la prima volta il mite professorino può dimostrare – si fa per dire, con uno pseudonimo, e comunque a gente che non lo conosce davvero e di cui non potrebbe fregargli meno – il suo talento.
Walt ripete ossessivamente che è questione di chimica, di rispetto per la materia, ma in realtà è evidente che gli episodi scivolano verso un successo criminale che inizia a solleticare l’ego del protagonista e, pur non privandolo del suo freddo raziocinio, ma anzi proprio facendo leva su di esso, lo trasforma irrimediabilmente. La freddezza con cui aveva accettato il proprio male è la stessa freddezza che lo renderà straordinariamente adattabile al mondo del crimine. Nell’arco di poche stagioni, lo spettatore sprofonda con Walt in un cono d’ombra morale che rifiuta i melodrammatici cliché del drug-movie. La trasmutazione del personaggio è così profonda, eppure così naturale, credibile, che è difficile trattenere il disagio di fronte a un uomo che abbiamo (e continuiamo ad avere) davanti agli occhi mentre porta alle estreme conseguenze la sua natura, verso l’estremità negativa, con un movimento.

“Breaking Bad” è un serial capace di ritmi incalzanti e pause narrative e impennate dell’azione come di momenti di stasi, dove però anche i picchi bassi sono in realtà fondamentali alla riuscita (e alla piacevolezza) dell’intero show, perché costruiscono i personaggi, inchiodano le loro scelte, riuscendo a sbozzarli più veri del vero. Pochi altri serial della tv americana moderna possono fregiarsi senza paura del titolo di impeccabilità: le gesta di Walt sono tra questi, e il ritmo non accenna affatto a scendere; al contrario, di stagione in stagione gli autori riescono sempre a portare il serial un gradino più su, ad alzare continuamente la posta ma, al contempo, restando perfettamente fedeli allo spirito orignario, pur innovando continuamente le svolte narrative.

Scroll To Top