Home > Recensioni > Brian Robertson: Diamonds And Dirt

Inediti? Insomma!

Sorin Lindberg ha un camion, svariate miglia da percorrere e parecchi nastri dell’amico Brian. Alla fine del viaggio si affretterà nel telefonare all’autore di quelle canzoni, consigliandogli di farne un album.

E così Brian Robertson, chitarrista scozzese che fece molto bene nei Thin Lizzy, un po’ meno nei Motorhead, chiamato a sé un drappello di musicisti svedesi con grossi attributi melodici, ha realizzato il suo primo lavoro solista. In realtà, del malloppo di brani ascoltati sull’autoarticolato, sono sopravvissuti solo in cinque.
Le restanti otto tracce si dipanano tra cover dei Thin Lizzy e pezzi di Frankie Miller, cui si aggiunge “10 Miles To Go On A 9 Mile Road” di Jim White. Il ragazzo della Caledonia intinge tutto nell’Aor e il disco è pronto!

Brian Robertson è un chitarrista di grandissimo spessore e l’album non lesina riffoni che possano confermarlo. La produzione è limpida e le prove individuali non hanno ombre. Anzi, mettono in luce la corista Liny Wood, ottima la sua performance.
Certo è che cinque soli inediti, su tredici tracce, sono un po’ pochini, soprattutto se parliamo del primo album solista. Peraltro, la forma musicale adottata, un rock melodico molto orecchiabile e non troppo pretenzioso, se da un lato mette in sicurezza anche una centrale nucleare, dall’altro ci colpisce quanto una sdraio al mare.

Pro

Contro

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