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  • Bridget Jones’s Baby

    Diretto da Sharon Maguire

    Data di uscita: 22-09-2016

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Facciamo un po’ d’ordine: “Bridget Jones’s Baby“, terzo film della serie, non è tratto dal terzo romanzo (“Bridget Jones: Mad About the Boy”, in Italia “Un amore di ragazzo”) che la scrittrice Helen Fielding ha dedicato nel 2013 alle avventure della single londinese nata con una rubrica sull’Independent ormai vent’anni fa. La storia della Bridget cinematografica interpretata da Renée Zellweger segue quindi un diverso arco narrativo rispetto a quella raccontata nei libri, e anche a Mark Darcy (NO SPOILER, ma il libro è uscito ormai tre anni fa, probabilmente sapete di cosa stiamo parlando) viene riservato — almeno per il momento — un destino alternativo.

Helen Fielding ha però collaborato alla scrittura del film, che è stata lunga e accidentata: la sceneggiatura è passata tra le mani di Paul Feig (che avrebbe dovuto occuparsi anche della regia) e David Nicholls (“One Day”, “Grandi speranze”, “Via dalla pazza folla”), per finire in quelle di Dan Mazer (“Borat”) e soprattutto di Emma Thompson, a cui è stata affidata la messa a punto della versione finale, e che vediamo sullo schermo nel ruolo della ginecologa Rawlings. Dietro la macchina da presa è invece tornata Sharon Maguire, già regista del primo capitolo.

Emma Thompson non è un nome qualunque per quella nicchia di cultura popolare che si nutre di cose very British, si identifica tuttora in certe eroine della letteratura ottocentesca di cui Bridget è figlia, e venera un esteso pantheon di attori nati oltremanica. Non dimentichiamo infatti che negli stessi anni in cui Bridget muove i primi passi sulle pagine dell’Independent e la struttura del primo romanzo che la vede protagonista, “Il diario di Bridget Jones” (1996), ricalca “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen, Emma Thompson scrive la sceneggiatura di uno dei migliori adattamenti austeniani mai realizzati, il “Ragione e sentimento” diretto da Ang Lee (1995) che le vale anche un Oscar. Non dimentichiamo che ad interpretare la mamma di Bridget è Gemma Jones, madre delle sorelle Dashwood proprio in quel “Ragione e sentimento”. E non dimentichiamo, naturalmente, il gioco di corrispondenze tra libri (Austen+Fielding), televisione (l’amatissima versione anni 90 targata BBC di “Pride & Prejudice”) e cinema che ha portato Colin Firth ad essere l’incarnazione completa di Fitzwilliam/Mark Darcy.

Se vi siete già persi, probabilmente Bridget Jones non fa, e non ha mai fatto, per voi. Se invece avete letto queste righe pensando “awww, sì!”, allora è ragionevole pensare che con “Bridget Jones’s Baby” vi divertirete, e poco importa che siate o meno fan (o lettori) di lunga data. Perché “Bridget Jones’s Baby” è innanzitutto una buonissima commedia, con tante battute e situazioni che funzionano (cioè fanno ridere, evviva!) e un cast di contorno brillante e sempre in parte, dai genitori di Bridget (c’è anche il papà Jim Broadbent) alle amiche vecchie (Shirley Henderson, Sally Phillips) e nuove (Sarah Solemani, come non innamorarsi della sua Miranda?). E poi ci sono loro, gli uomini: Colin Firth avrebbe tutto il diritto di essersi stancato di Darcy, e invece ha ancora voglia di divertirsi e farci divertire, e il rivale americano Patrick Dempsey, che poteva sembrare un volto ormai troppo sfruttato (da “Grey’s Anatomy” alle varie commedie romantiche come “Appuntamento con l’amore”), non è da meno.

Non abbiamo detto nulla della trama in senso stretto, ma del resto titolo e locandina parlano da soli (e poi, ammettiamolo, dedicare spazio ad Emma Thompson era molto più interessante), né della sorte del Daniel Cleaver di Hugh Grant, che vi lasciamo il piacere di scoprire al cinema, né di Renée Zellweger: la sua Bridget è simpatica, certo, ma con un cast del genere intorno a sé non può che essere messa in ombra.

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