Home > Recensioni > British Sea Power: Machinaries Of Joy

Solidità e spensieratezza per 42 minuti di play

Attivi sin dal 2000, i British Sea Power sembrano crescere e maturare sempre di più, come il passare inesorabile del tempo impone. In questo quinto album in studio il sestetto di Brighton attinge a piene mani dal loro tipico repertorio, mostrando poca voglia di rinnovarsi . Certo, l’apertura e title-track fa venire in mente e non poco gli Arcade Fire, ma già dalla seconda traccia il disco assume una propria anima, senza far scattare immediatamente chissà quali ispirazioni o somiglianze. Il livello è sempre piuttosto buono e il fatto che si sia tornati ai livelli di vendita di “Open Season” lo dimostra.

Dieci brani molto “coxoniani”, sebbene Coxon e i Blur non c’entrino nulla con i BSP se non per la nazione d’origine. “Loving Animals” è un manifesto di quanto appena detto, anche se sarebbe riduttivo associare questo disco solo ai Blur. Le caratteristiche dei British Sea Power ci sono tutte: rock’n’roll solido, senza sbavature, che mantiene ritmi serrati per tutti i 40 minuti concedendo pochissimi attimi di pausa. Li conosciamo così sin dall’esordio del 2003 e sono cambiati solo per la colonna sonora di “Man Of Aran”, post-rock all’ennesima potenza. I ragazzi non hanno voglia di rinnovarsi più di tanto, ma questo è un bel lavoro, sia nelle idee musicali che nei testi. Buona prova.

Pro

Contro

Scroll To Top