Home > Recensioni > British Sea Power: Valhalla Dancehall

Odino balla

Il sestetto di Kendal, stabilitosi nella fredda Brighton, torna all’attacco dopo due anni di ricerche e studi su come ripiazzarsi ai vertici delle classifiche britanniche, dopo il solo sessantottesimo posto ottenuto con “Man Of Aran”. Visto il recupero di più di quaranta posizioni, si può affermare con certezza che l’ultimo album è riuscito a risollevare il morale della band indie rock.

Il Valhalla dei British Sea Power è ritmi cadenzati, talvolta anche ballabili, immersi in armonie che hanno un qualcosa di angiolesco ed etereo grazie alle tastiere soffuse. Gli strumenti principali, tuttavia, rimangono le chitarre, il basso, la batteria e la voce unica del frontman, profonda e a più riprese quasi singhiozzata/strozzata.

Le tredici tracce non perdono mai di vista il filo conduttore, risultando quindi perfettamente concatenate l’una all’altra. Nonostante tale coerenza intrinseca, esse presentano svariati punti antitetici a causa della commistione di generi molto diversi tra loro: il sapore folk di “Cleaning Out The Rooms”, il punkeggiamento di “Think Black Sail”, il futurismo di “Observe The Skies”.
Ci piace.

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