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“Miss American Dream” sul viale del tramonto

Scrivere questa recensione è un po’ come sparare sulla croce rossa… Povera Britney, brutta fine quella della bambina “prodigio” che ha conquistato milioni di fan con i suoi (finti) proclami di candore e verginità, con le sue mossettine da sexy lolita, con i suoi codini corredati da pon pon e tenuta da scolaretta birichina. Dietro questa facciata di successo e gloria iniziava a consumarsi un dramma, un declino inesorabile, incontrovertibile e inclemente.
Intendiamoci, probabilmente Britney se l’è anche cercata, ma non si può non provare una certa compassione perché, in fondo, non si può escludere che sia stata in parte vittima di un sistema più grande di lei, di un vortice che l’ha inglobata e inghiottita sino a portarla alla rovina fisica, psicologica e mentale.
Fatta questa premessa passiamo all’album: “Blackout”. Be’, che dire? Probabilmente ci fosse stato un corto circuito elettrico durante la registrazione e l’incisione del disco sarebbe stato meglio, per lei e per tutti.
Così evidentemente non è stato e “Blackout” ha visto la luce.
Dodici tracce davvero da dimenticare, da evitare anche per chi apprezza il pop, le sue sonorità, i suoi ritmi e le diverse varianti.
Non si sa proprio cosa salvare di questo album, forse giusto la copertina che ci mostra una Britney Spears bruna e ancora in forma smagliante, probabilmente a seguito di qualche sapiente ritocco grafico, ma tant’è, ormai è una prassi diffusa e arcinota.
In tutti i brani dell’album, la voce di Britney appare notevolmente indebolita, a volte scompare lasciando spazio a sonorità incalzanti e molto veloci, a volte sembra addirittura campionata. I ritmi sono molto frenetici, nessuna ballata romantica o melodica, dodici canzoni scritte per far ballare, muoversi e non pensare a partire da “Gimme More”, primo singolo estratto dall’album e accompagnato da un video che vede Britney cimentarsi in una rocambolesca lapdance.
I testi dei brani sono spesso autobiografici e provocatori, come quelli di “Piece Of Me”, che denuncia l’attenzione morbosa che spesso i media hanno riservato alla reginetta del pop.
Forse, invece che cimentarsi nella produzione di un nuovo disco, Britney avrebbe fatto meglio a dedicarsi a sé stessa, cercando di recuperare una parvenza di normalità ed equilibrio, un briciolo di dignità artistica.
Nel frattempo il consiglio è il non-ascolto e l’astensione dal giudizio in attesa di tempi migliori, innanzitutto per lei, ed in seconda analisi anche per le nostre orecchie.

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