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Ruining it all

Non si fa in tempo ad amare qualcosa che arriva l’imprevisto a rovinare tutto. E nella musica le case discografiche sono spesso l’imprevisto, i geni della finanza che cercano costantemente di sfruttare l’ondata del momento, vedi Munford & Sons, inevitabilmente saturano il mercato di prodotti fotocopia o di pallide imitazioni.

Sta diventando inquantificabile il numero di dischi folk inutili che ci vengono costantemente propinati dalle etichette. Non ce ne vogliano i Broken Records, che con questo c’entrano poco o nulla, tuttavia questo nuovo lavoro conferma i difetti di “Until The Earth Begins To Part” e aggiunge un eccessivo patetismo nel cantato di Jamie Sutherland e negli arrangiamenti, sovraccarichi di elementi assolutamente pleonastici.

Cercando di affrontare lucidamente il disco si può dire che nei momenti più sobri ci sono spiragli di un ensemble che potrebbe dare moltissimo ma che è imbrigliato nell’eccessivo autocompiacimento drammatico. Tuttavia ascoltare Sutherland che scimmiotta Springsteen è talmente imbarazzante da impedirci di promuovere questo “Let Me Come Over” senza guardarsi troppo indietro.

Pro

Contro

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