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Bruno Belissimo: “quando suoni all’estero hai sempre qualcosa da imparare” | INTERVISTA

Torna Bruno Belissimo, con “Stargate Mixtape”, arrivato a meno di un anno di distanza dal precedente lavoro “Ghetto Falsetto”. Sì, meno di un anno, perchè “ormai bisogna essere veloci”. E velocità non deve necessariamente fare rima di bassa qualità, può essere anche sinonimo di creatività. Come in questo caso. Pochi artisti hanno la capacità di far viaggiare gli ascoltatori in un’altra dimensione. E Bruno, a quanto pare, è tra questi. Con questo lavoro ci porta direttamente nel futuro. Se non mi credete mettete le cuffie, chiudete gli occhi, premete play ed ascoltate “Stargate Mixtape”. Vi troverete catapultati in un club del futuro in un pianeta da poco colonizzato che sente nostalgia della musica prodotta e ascoltata sulla terra, tra sonorità sci – fi, funk, italo – disco, house. L’artista in questo lavoro ha giocato con il dualismo passato – futuro, senza tralasciare il presente. Di questo e di molto altro ci ha parlato in questa piacevole intervista.

È da poco uscito “Stargate Mixtape”. In pratica un “mixtape” per un ipotetico clubber del futuro in un pianeta da poco colonizzato, nostalgico del sound del pianeta terra. Hai fatto un salto nel futuro, pur restando con un piede nel presente?

Volevo staccarmi dalla forma album. Era stato pensato originariamente come un unico stream audio, poi per motivi di “supporto”, l’ho dovuto dividere in varie tracce. L’idea era di creare, come hai detto, un viaggio in un club, buttandoci dentro tutte le mie passioni oltre la musica, come quella per i film di fantascienza, i B Movie. Mettendo tutto nel pentolone, senza l’ansia di dare una forma di album con una canzone che inizia e finisce.

Quindi i messaggi vocali, le segreterie telefoniche, i frammenti di film che ci sono tra una traccia e l’altra, sono stati inseriti sempre per non spezzare il filo che lega ogni brano?

Sì. Era un modo per buttare dentro gli estratti dai miei film preferiti, oppure da film che ho visto di recente e che mi hanno ispirato qualcosa su questo tema. Ed anche per inserire qualcosa della mia vita quotidiana. Ho sempre avuto questa sottile (anzi spessa) linea ironica. Il suono è abbastanza sci – fi del passato, tra italo disco e sonorità house. C’è sempre questo gioco tra passato e futuro, con messaggi vocali del presente. Da qui il titolo: “Stargate” indica il passaggio temporale.

Sei reduce dalla partecipazione a festival prestigiosi come Esns Eurosonic festival di Groningen (Nl), Sxsw di Austin (Usa) e The Great Escape a Brighton (Uk). Cosa hai portato con te al tuo ritorno?

Quando suoni all’estero hai sempre qualcosa da imparare. Torni sempre arricchito. Innanzitutto puoi vedere moltissime altre band. Poi ogni città ti permette di capire l’andazzo musicale, come funziona lì la musica. Questo mi ha aperto la mente. Suono da tanto in Italia, mi piace molto suonare qui, ma mi rendo conto che spesso all’estero è più facile. E questa sia chiaro non vuole essere una critica.

Restando su questo tema. Facciamo un piccolo (grande) passo indietro. Sei nato in Canada, quindi le tue radici (musicali e non) sono lì. Che differenze hai riscontrato nel modo di concepire la musica lì e qui in Italia?

Qua c’è un background diverso. La nostra musica tradizionale è diversa. La musica pop, intesa come delle masse, lavora con dinamiche diverse. Lì non c’è una vera e propria musica tradizionale. Ad esempio nella mia città di origine, Toronto, vanno molto forte il folk, l’elettronica. La differenza sta anche nel modo in cui viene visto il lavoro di musicista. Lì è preso molto più seriamente.

Hai iniziato con i Low Frequency Club. Ho sentito dire da membri di band che questa dimensione rende tutto più “leggero”, perché ti consente di dividere le responsabilità in parti uguali con gli altri. Anche per te è così? Il passato da membro di una band a solista è stato difficile?

Non è stato difficile, perchè è stato un po’ sprovveduto. Se ci avessi pensato probabilmente lo sarebbe stato. Nel periodo tra la fine della band e l’inizio della carriera solista sono passati anni in cui ho dovuto capire cosa fare e come farlo. Nel momento in cui ho smesso di pensare a come fare è stato tutto molto naturale. Quindi non mi è pesato. Quel che è stato difficile è stato capire cosa fare sul palco. I pezzi li scrivevo anche prima, ma fare tutto da solo è diverso. C’è insomma un lato positivo ed uno negativo. Quello negativo è quello pratico.

Neanche un anno fa era uscito “Ghetto Falsetto”. La scelta di pubblicare due album a distanza ravvicinata è stata voluta? Oppure è stata il frutto di “un’esigenza artistica”?

Entrambe le cose. Ormai bisogna essere veloci. Le tempistiche si sono ridotte molto. Adesso puoi buttare fuori qualcosa anche una volta alla settimana. Poi io ho uno studio mio, il che rende tutto molto veloce. Si potrebbe pensare che velocità sia sintomo di scarsa qualità, ma secondo me è molto stimolante. A me viene voglia di continuare a fare uscire roba.

Sei appena ripartito per un nuovo tour e che le date non toccheranno solo l’Italia… Innanzitutto com’è andata la prima al MIL Festival di Lisbona (il 28 marzo)? Cosa prevede la scaletta? 

Da questa estate innanzitutto ci sarà una grande novità. Tornerò a suonare con mio fratello gemello alla batteria. Questa cosa mi gasa molto. Ho voglia di cambiare, di non essere solo sul palco. Mi “prende bene” avere la batteria. Mi gasa molto. Ci sarà un mix tra “Stargate Mixtape”, album precedenti, brani inediti. È come se fosse un dj set suonato.

 

 

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