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Brunori Sas: L’uomo che dissotterrava Super Santos

In un’Italia in crisi, anche LoudVision ha sentito il bisogno di occuparsi del problema economia. Lo ha fatto discutendo con un imprenditore meridionale a capo di un’azienda che, in totale controtendenza, viaggia come una locomotiva a tutto vapore: la Brunori S.a.s.
Dario Brunori ha i migliori baffi della costa tirrenica e una chitarra. Nostalgico del succo di frutta Billy, ama dissotterrare Super Santos. La sua ditta ha da pochi mesi dato alla luce il secondo album, “Vol. 2: Poveri Cristi”, e il grido è sempre lo stesso: contratti a tempo indeterminato per tutti!

Ciao Dario, benvenuto su LoudVision!
Il primo album ha come protagonista te e la tua adolescenza. Il secondo contiene un insieme di personaggi. È corretto dire che in “Vol. Uno” il mondo osserva te e in “Vol. 2: Poveri Cristi” tu osservi il mondo?

In realtà l’osservatore sono sempre io, cambia il punto di vedetta. Nel primo album l’introspezione la fa da padrone per via della genesi delle canzoni, nate in un periodo particolare, in un momento della mia vita in cui spesso avevo bisogno di scrivere come rifugio. Una situazione notturna, da “cameretta e divano”, che ha sicuramente influito sulla stesura dei brani. Il secondo album è venuto fuori in circostanze completamente mutate: due anni di tour intenso, la possibilità di entrare in contatto con tante persone e tanti luoghi, il dialogo con i ragazzi della band ed il loro apporto musicale. Insomma, si sono create condizioni differenti che hanno spostato lo sguardo da me al fuori, sempre però con l’intento di spiegarmi, di approfondire e di emozionarmi, che è il motivo principale per cui faccio quel che faccio.

“Vol. Uno” ha alcuni simboli visibili. In “Come Stai”, ad esempio, sono facilmente individuabili la statuetta votiva, il Super Santos e la chitarra. Quali sono, invece, i simboli di questo nuovo album?
Sono abbastanza palesati nella foto di copertina: una squadra di improbabili (improponibili) calciatori, una sposa, una madre, un prete, un operario e la dirigenza. Un mix di elementi che parte da simboli nazionalpopolari, ma senza volerli caricare di significati esotici. Solo restituendone la loro intrinseca umanità. Una specie di foto sull’ironia della sorte, che è un po’ il motivo di fondo dell’album.

“Vol. 2: Poveri Cristi” ha un arrangiamento più curato. Al di là di questo aspetto, quali sono gli elementi di evoluzione (o di involuzione, se ritieni ce ne siano) di questa tua seconda uscita?
Evoluzione sicuramente musicale e nella stesura formale. Ovviamente dal mio punto di vista e rispetto al mio gusto. È un album con le spalle più larghe rispetto al precedente. Proprio per questo, di contro, mi manca un po’ la poetica naïf, ingenua e genuina che caratterizza “Vol. Uno”. Ma questo solo perché sono un maledetto nostalgico all’acqua di rose.

La Picicca Dischi presenta “Vol. 2: Poveri Cristi” in questi termini: “la scrittura è insieme amara e speranzosa, solo apparentemente tragica“. Puoi spiegare meglio questa “apparenza tragica” e cosa si cela dietro di essa?
Apparente perché ho cercato di raccontare storie senza dare giudizi, senza prendere posizione, con un ruolo da cronista che è la modalità che preferisco anche negli autori che ascolto e che leggo. E, quando guardi le cose da cronista, non puoi raccontarle tutte nere o tutte bianche. Devi essere in grado di cogliere le sfumature e di cercare il comico nel tragico e viceversa. Penso che sia questo il modo migliore per avvicinarsi alla realtà.

“Lei, Lui, Firenze”. Tutti ti chiederanno perché Firenze. Io invece vorrei sapere perché non Siena?
Perché è venuta fuori così, calando la storia in un luogo che possiede per me una suggestione romantica maggiore. A Siena, nonostante sia una città meravigliosa, lego ricordi meno poetici, seppur pieni di vita vissuta e di relazioni vere.

Il maestro in scienze occulte Nino Strano è riuscito a strappare una citazione in “Tre Capelli Sul Comò”. Non si può negare che tu stia vivendo un momento “magico”. Sarà mica merito del parapsicologo più famoso della costa tirrenica?
Io lo sostengo da sempre che i maghi andrebbero rivalutati.altro che medici e scienziati! Se avete problemi di qualsiasi natura, amore, affari, salute, rivolgetevi a loro e sapranno come togliervi una fattura, presentandovene, a fine seduta, un’altra.

In “Nanà” cantavi “perché la mia non è una vita speciale“. Ma adesso che lo sta diventando, vale ancora il concetto contenuto in quella canzone? Sei ancora il cantante che parla di cose normali e riesce a renderle interessanti?
In realtà in quel brano c’era anche tanta rabbia, palesata dal canto urlato, una sorta di frizione fra le parole e il modo in cui le tiravo fuori. Non volevo e non voglio fare un elogio alla normalità tout court. M’interessa dare alle cose più semplici un valore e lo voglio fare in contrasto ad una cultura dominante consumistica, che spinge le persone a considerare misera la propria vita, inculcando modelli precotti e finti al solo scopo di vendere prodotti. E non è un discorso politico, è solo una faccenda di buon senso: non parlo di mediocrità ma di sobrietà, che sono due concetti molto diversi.

In questi anni di musica in giro per l’Italia, qual è la cosa più strana che ti è successa durante un concerto? Puoi raccontarci qualche aneddoto?
Beh, ce ne sono un bel po’! E alcuni li ho raccontati all’interno di un libro che è appena uscito per la casa editrice Minimum Fax. Il libro s’intitola “Cosa volete sentire” e raccoglie una serie di racconti di vita on the road, scritti, oltre che dal sottoscritto, dai protagonisti di questa fantomatica nuova scena cantautorale italiana (Dente, Luci Della Centrale Elettrica, Perturbazione, Zen Circus, Amor Fou, etc.). Per cui non ti anticipo niente, così corri a comprare il libro e aumenti i miei proventi da royalties.

Tu hai studiato economia all’università di Siena ma poi hai deciso di fare tutt’altro. Gli universitari pentiti sono un fenomeno diffuso, ragazzi che hanno abbandonato le loro passioni e non ci hanno ricavato un bel niente, se non anni di tedio e il precariato a vita. Che cosa ti senti di dire a chi smette di inseguire i suoi sogni?
Io non credo nei sogni. Con me non hanno mai funzionato. Anzi, mi hanno bloccato spesso in una situazione di stasi perenne. Credo nell’immaginazione, che è cosa differente, un presupposto necessario per spingerti all’azione. Intendo dire che bisogna anzitutto cercare di “fare” e immaginarsi cosa accadrà per darsi la benzina e tener duro. Si sogna quando si dorme e chi dorme, è ben noto, non piglia pesci.

Se capitate sulla spiaggia di Guardia, quella dello Scoglio della Regina, e giocherellando con la sabbia vi accorgete che tra i granelli fa capolino un pallone arancione un po’ sgonfio, sappiate che quello è il Super Santos di Dario Brunori.

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