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Bud Spencer Blues Explosion: Sempre in avanzata

Incontriamo Adriano e Cesare, ovvero Bud Spencer Blues Explosion, alla Santeria di Milano. Li ospitiamo all’ombra, dove stiamo finendo di fare colazione. Ci parlano del loro ultimo album, “BSB3″, dei loro intenti e della loro crescita.

 

Vorremmo partire da tre stereotipi sul vostro conto. Vi chiediamo di commentarli. Il primo: “si ok, però i testi…”; il secondo: “certo, se ci fosse un basso…”; il terzo: “se non li hai sentiti live non li hai sentiti per niente…”.

(Adriano) Bella domanda (ride, ndr). Per quanto riguarda il primo stereotipo, “Si bravi ma i testi”, io credo che con quest’ultimo lavoro questo luogo comune si possa sfatare, perché i testi ricoprono un ruolo importante nel colorare questo ultimo album. Il brano “Miracoli” se non avesse quel testo non si reggerebbe sui suoi piedi, assume un carattere importante tramite le parole. Tant’è che ha ispirato Alex Infascelli a creare un video di suggestioni visive e concettuali. Si parla di religione in modo buffo, di divinità ad alta definizione e religione a bassa fede. Il testo è stato nobilitato in questo disco.

In effetti più si va verso la digitalizzazione e la smaterializzazione più, paradossalmente, si va verso la spiritualità, parola di Infascelli. L’idea di sdrammatizzare poi c’era, bella chiara, già nel vostro primo album, Happy, in “Blues Di Merda” ad esempio. Per quanto riguarda invece la lingua dei testi, perché in italiano? Avete uno stile musicale che potrebbe tranquillamente essere cantato in inglese, quindi perché questa scelta?

(Adriano) In realtà i testi partono da me, ma poi vengono completati insieme a Diego Giacomazzo (ciao Diego!). Siamo stati un po’ lungimiranti quando abbiamo iniziato: in quel periodo i nostri lavori e progetti non riuscivano ad andare in porto e ad essere realizzati. Forse anche per colpa nostra, che non avevamo un’identità artistica precisa. E quando ci siamo incontrati per fare i BSBE l’obiettivo era quello di uscire dal rumore di fondo delle band e trovare una porzione di spazio all’interno del panorama italiano. Abbiamo cercato subito un approccio immediato a partire dal nome, dal fatto di essere in due senza fare la macchietta di altre band. Poi chiaro noi ci rifacevano a band come i Black Keys che erano già conosciuti e ai Death from Above, che son stati per noi un gruppo fondamentale, ma abbiamo sempre cercato una nostra identità. E infatti cantare in italiano ci avrebbe permesso di avere subito un feedback positivo dagli ascoltatori del nostro paese. Cantare in italiano ti da l’opportunità di essere maggiormente analizzato e non scartato appena fai il disco. L’italiano è necessario se vuoi avere l’opportunità in questo paese di andare in giro e fare concerti. E poi il cittadino italiano ha molta diffidenza dell’artista nostrano che canta in inglese. Ulteriore motivo, non ho una dizione inglese per potermi imbattere in una cosa simile. Ho la chitarra che per me è una seconda voce, quindi mi e ci esprimiamo molto con la musica, come se fosse un vocabolario da ampliare per più linguaggi. Non escludiamo però di fare qualcosa in inglese, ci stiamo lavorando, anche per avere l’opportunità di suonare ovunque. Stiamo iniziando a distribuire in Olanda, quindi iniziamo ad uscire dai confini dell’Italia che sta diventando soffocante.

“Se ci fosse il basso….”

Eh non c’è. Ma mettiamo in chiaro che non siamo anti-bassisti, anzi, ci è capitato di suonare con bassisti, come Saturnino o altri. È solo che questo progetto è nato così, e ha fatto strano all’inizio fare una cosa senza qualcosa che dovrebbe esserci. In realtà la tradizione senza basso si rifà al blues, quindi noi stiamo facendo una cosa molto più classica di quello che sembra. E poi live ci sbizzarriamo di più, abbiamo più possibilità essendo in due di uscire dalle righe.

Questo ci porta dritti al terzo stereotipo, meglio live.

Una parte fondamentale nei nostri live è lì improvvisazione, che è poi quello che ci tiene vivi, stimolati, è fondamentale per l’identità di questa band. Fare i brani, iniziarli in un modo, finirli in un altro, ogni live è diverso. Lo facciamo per noi: quando razionalmente vediamo che tutti e due abbiamo bisogno di andare in quella direzione, ci andiamo, come se fosse un viaggio, un viaggio inconscio. E poi ci siamo resi conto che è diventata una cosa che contraddistingue il nostro gruppo. Sul disco infatti è difficile ricreare questa atmosfera, in questo ultimo album infatti abbiamo cercato il più possibile di mantenere questa dimensione live, registrando alcuni brani in presa diretta e senza limare i pezzi tenendo i difetti. È stata una scelta stilistica, ci abbiamo provato, vediamo come andrà. Magari al prossimo disco ci diamo alla techno, o al rap.

Passiamo ai videoclip: siete passati dalla dimensione home-made di “Blues Di Merda” ad Alex Infascelli per il video di “Duel”. Vi state spingendo al limite? Come riflette la vostra crescita?

Sicuramente è necessario per noi ora cercare un tutt’uno tra musica e video. Il video non è veicolo di promozione della nostra immagine, ma vogliamo riuscire col video ad aggiungere qualcosa di artistico al brano e al contenuto della musica. Diciamo che il video è il proseguimento dell’immaginario del disco. Questa cosa è stata necessaria ma pure naturale, forse è per una maturità nostra.

Vi sentite maturati?

Si, decisamente. C’è più che altro un discorso di introspezione, ti guardi dentro, non suoni soltanto per raggiungere traguardi ma lo fai perché hai la fortuna di poter fare questa cosa e cerchi una parte artistica soddisfacente.

Infascelli si è spinto parecchio agli estremi col video per la canzone di Emma Marrone “Cercavo Amore” per Just Dance della Wii. Voi fin dove saresti disposti a spingervi?

Verso Emma Marrone! (risate, ndr)

Le nostre proposte sono: a) cover di “Albachiara”, b) posare nudi per la nuova linea di occhiali di Saturnino, c) tirare un coppino a Bud Spencer.

Una linea di occhiali? Mah se si posa nudi certamente. (risate, ndr)

 

[Un grazie speciale a Marco Ficara per questa intervista]
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