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Perdersi nella penombra

“In Penombra” è il quarto disco dei pescaresi Buenretiro, quattro giovani che sembra abbiano trovato nel post-rock la loro fede. Il titolo assegnato all’album è sicuramente il più azzeccato che si potesse trovare: le atmosfere sono essenzialmente cupe, malinconiche, ombrose.

Musicalmente i ritmi sono piuttosto bassi e e le sonorità molto riflessive e distorte; i testi invece possiedono un’aura maledetta e angosciante.

Marlene Kuntz, Mogwai, Radiohead. ci sono principalmente loro, ben rielaborati all’interno di 60 minuti di musica. Le ispirazioni si sentono molto ma non sfociano nel plagio, e questo è un merito non da poco.

La traccia che più identifica l’attitudine della band è “Xenon”: momenti calmi alternati ad esplosioni distorte alla Explosions In the Sky, cupezza a go-go, tristezza a palate. Il cantato di “Canto Primo” sembra provenire direttamente dalle corde vocali di Godano, così come “Quale Luce”, prime due tracce dell’album. Le melodie tipicamente kuntziane, unite ai dettami del mondo post-rock, si amalgamano benissimo dando vita ad un disco sì oscuro, ma altresì coinvolgente, che ci fa aprire gli occhi su quale sia la buona musica italiana. Per loro forse non ci sarà spazio nelle classifiche, ma non importa: lasciamoli in penombra. Lasciamo che si esprimano così.

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Contro

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