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Bugo: Chiamatemi “Tuttartista”

Sulla scena italiana da quasi un decennio, nel suo ultimo disco, “Contatti”, Christian Bugatti, in arte Bugo, si conferma uno dei migliori e più originali talenti del panorama musicale italiano.
Dopo sei cd molto apprezzati soprattutto dalla critica e da una nicchia piuttosto ristretta di pubblico, con il nuovo album Bugo si guadagna ampia rotation nelle radio e nelle tv musicali e una nuova sostanziosa fetta di estimatori.

Negli anni ti hanno definito fantartista, genio demenziale, cantautore, artista trasversale. C’è qualcosa che ti ha dato particolarmente fastidio o in cui ti riconosci? E tu come ti definiresti?
Fantartista mi piace perché esprime bene la mia volontà di fare qualcosa di diverso, non perché io mi creda chissà chi, semplicemente per provare combinazioni diverse e inusuali. Genio è vero. Demenziale non lo sono mai stato, non mi ritrovo in quel termine, preferisco l’ aggettivo divertente o divertito. Cantautore è ok, io scrivo e canto le mie canzoni. Artista trasversale è un po’ osato, però è vero che ho sempre seguito tutto il processo che sta attorno ad una canzone, dalla scrittura alla produzione, alla realizzazione della copertina, al look, alla ricerca nei videoclip, tutto insomma. Diciamo che sono un Tuttartista.

Nel 2008 ci hai regalato “Contatti”, disco che rinnova il tuo antico amore per la musica elettronica, grazie anche, immagino, alla collaborazione di Stylophonic. Avevi voglia di tornare a una tua vecchia passione? O sei stato in qualche modo indirizzato verso questa direzione?
Dopo “Sguardo Contemporaneo” ero un po’ stanco delle chitarre elettriche distorte e allora ho cercato uno sbocco per la mia musica. L’elettronica mi ha aiutato a rinfrescarmi le idee e poi mi sembrava che in giro il mondo della musica elettronica fosse molto stimolante. Ho prodotto un gruppo di Cremona che fa musica elettronica, gli Useless Wooden Toys e nel frattempo ho scritto le canzoni per “Contatti”. Inoltre la musica elettronica mi sembrava un fertile terreno su cui piantare i miei testi amari e duri.

Con questo tuo ultimo album e con i singoli estratti si può dire che hai guadagnato numeroso nuovo pubblico. Come te lo spieghi?
I singoli estratti sono stati tre: “C’è Crisi”, “Love Boat” e “Nel Giro Giusto” e hanno avuto un buon riscontro in termini di rotation. Mi sono inoltre accorto che la gente ai concerti è aumentata anche e soprattutto perché io dal vivo do il meglio di me. Forse non sono tanto un artista da ascoltare in casa, ma da vedere in concerto.

I testi delle tue canzoni sono quasi sempre irriverenti e sarcastici e a volte affiorano elementi estremamente melanconici. Hai una visione della realtà davvero così negativa?
Non mi ritengo sarcastico, io non faccio sarcasmo e non voglio provocare nessuno. Scrivo quello che mi capita in testa facendomi influenzare da tutto e da tutti. Le mie canzoni nascono da una fiamma che brucia in me e io questa fiamma la alimento con tutto quello che mi capita a tiro. Se il risultato è una rappresentazione negativa della realtà…be’ allora forse la realtà è davvero così assurda.

Cosa significa fare parte del “giro giusto” e soprattutto qual è?

Io non so quale sia il giro giusto e non ho idea di cosa significhi. Io mi pongo delle domande, non voglio dare risposte. Con quella canzone non sto criticando chi fa di tutto per cercare il contatto giusto, ma osservo semplicemente e lo trascrivo. È forse altro modo per chiedersi come va la nostra vita.

Vivi a Milano, una città piena di contraddizioni e stimoli, ma vieni dalla campagna, più precisamente dalle risaie del novarese. Come ti trovi qui? Il posto in cui hai abitato e abiti ora influenza in qualche modo le tue composizioni e la tua musica?
Credo che il luogo influenzi il mio modo di comporre perché io assorbo subito quello che i miei occhi vedono. Diciamo che raccolgo legna dal luogo in cui vivo per dar fuoco al camino dentro di me. Campagna, città, montagna, luna: dove sono, di quello scrivo. E poi entra in gioco anche la fantasia, ad esempio io posso immaginare di essere nel far west e scriverci una canzone…

In passato si parlava di una tua possibile collaborazione con Morgan. Sbaglio o si è un po’ arenata l’idea? Se ti proponesse di sederti al suo fianco nella giuria di X-Factor cosa faresti?
Io e Morgan abbiamo lavorato a qualche idea insieme nel 2005, ma non abbiamo concluso nulla per i relativi impegni. Mi piace come artista e lo trovo molto adatto a questo suo ruolo di giurato perché porta cultura in tv. E questo è molto importante. Io non ho un buon rapporto con le trasmissioni, non mi trovo mai a mio agio quando vengo invitato; la cosa strana è che tutti dicono che sono videogenico! Se Morgan mi dovesse invitare a X-Factor magari ci andrei una volta e basta, non ho la sua parlantina sciolta, sarei un giurato severo e probabilmente troppo silenzioso.

C’è qualche artista in particolare (italiano o internazionale) con cui ti piacerebbe collaborare?
Se fosse possibile, con Luigi Tenco. Ora direi Baustelle, Celentano e Patty Pravo.

Quale è l’ultimo disco che hai comprato e quale l’ultimo concerto a cui sei andato?
“Revolver” dei Beatles. L’ultimo concerto a cui sono andato è il mio.

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