Home > Recensioni > Bullet For My Valentine: Scream Aim Fire

Correlati

Diretto come un proiettile

Li avevamo lasciati con un debutto ancora scevro della maturità necessaria per classificarli come gruppo di primaria importanza per la scena. I Bullet For My Valentine, conterranei dei concorrenti Lostprophets e Funeral For A Friend, proseguono sulla strada del metalcore di ad impatto forte e diretto, e non dimentico d’influenze svedesi.
Il più grosso motivo d’impatto, e limite allo stesso tempo, dei gallesi è la compattezza della proposta, diretta e distinguibile ma, per contro, estremamente prevedibile. La musica si sviluppa su strutture lineari, per quanto ben sfumate e varie. C’è un’introduzione, la formula del riff che aggancia e trascina con una ritmica incalzante l’ascoltatore, lo sfociare nel delta polifonico del ritornello, vari bridge tra un movimento e l’altro, e occasionali sfuriate più estreme. I chorus sono, ovviamente, le parti dove Matthew Tuck fa maggior sfoggio della sua voce pulita e dei raddoppi vocali più d’effetto; riff a battere o tessiture armoniche, filate con trame di chitarra solista sovente intrecciate, cercano di impreziosire qualcosa che, tuttavia, non riesce a sovvertire i pattern. Le composizioni non sfuggono alla ripetitività, e solo i brani dall’appeal di maggior respiro come “Hearts Burst Into Fire”, o “Take It Out On Me” con le sue parti semiacustiche ed atmosferiche, riescono a generare una piacevolezza in grado di passare sopra alla regolarità degli schemi. Particolare, inoltre, la riuscita di “Say Goodnight”, dove il gruppo dimostra di saper costruire un discorso musicale meno ovvio, e di conoscere alcuni importanti fondamentali. In questo episodio le parti più acustiche vengono ricamate da assoli di buona fattura, mentre la chitarra distorta subentra a dare il suo contributo di enfasi sul ritornello.
Nel complesso “Scream Aim Fire” non emerge dando segnali di rivoluzione o apportando qualcosa di nuovo alla scena. Risulta, anzi, una prova parzialmente deludente per chi si aspettava che i Bullet For My Valentine fossero maturi a sufficienza per il disco della maturità. Rimangono, comunque, un’impeccabile tecnica diligente e un buon gusto per le melodie, anch’esse un po’ inflazionate, ma in grado di agganciare l’ascoltatore almeno nella breve longevità del disco.
Da sottolineare l’impiego della tecnologia Opendisc®, che similmente all’MVI pone l’ascoltatore davanti ai plus della scelta di utilizzare il PC come piattaforma d’ascolto: accesso con autenticazione per giungere ad una pagina web con video, fotografie, domande da porre alla band, e quant’altro il fan possa desiderare come riconoscimento del valore aggiunto di aver acquistato un originale.

Scroll To Top