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“Buon compleanno John Lennon”. I 75 anni di una delle più grandi icone del XX° secolo

Chi non ha vissuto gli anni ’60 può solo immaginarli. Ok, abbiamo documenti audio visivi, vecchi articoli di giornale custoditi negli archivi, una lista quasi infinita di pellicole cinematografiche che hanno reso tutto più romantico e facile da assimilare se vogliamo, magari provando a farci vestire i panni di un Forrest Gump che osserva e vive ogni tipo di discriminazione (dal sesso al colore della pelle, fino alle disabilità mentali), rende quasi un gioco divertente la “Guerra in Vietnam” (visto che nemmeno riuscirà a raccontarla davanti alla nazione, se ben ricordiamo), scopre di avere talenti nascosti di cui non sa che farsene, se non servirsene per cercare di rendere un paese dilaniato dalle lotte sociali e dai contrasti politici migliore di quello che è. Insomma, l’incarnazione del sogno Americano, terra di libertà e di opportunità. Per tutti.

Ma la storia, si sa, passa soprattutto attraverso le sue icone più importanti, e se si pensa a quella del rock’n’roll, del pop, del beat e della psichedelia non si può immaginare gli anni 60 senza i Beatles (211 brani incisi, di cui 186 originali, in 10 anni per un totale di 23 album pubblicati dal 1960 al 1970). E soprattutto non si può immaginare un periodo storico come questo senza John Lennon, non soltanto perché a conti fatti è stato l’ex Fab Four con la migliore carriera solista dopo il loro scioglimento, ma soprattutto  perché il suo è stato fino alla fine un talento inesauribile che è ancora possibile spulciare sotto le voci “artista influente”, “attivista convinto per i diritti dell’uomo” e “politicamente impegnato” contro il sistema e i governi del mondo. Ma primo di tutto, John Winston “Ono” Lennon è stato un semplice ragazzo di Liverpool (nato il 9 ottobre 1940 al Maternity Hospital di Oxford Street) cresciuto con una spiccata sensibilità artistica solo dopo un’infanzia tutt’altro che semplice (della quale rimase come segno tangibile nella sua personalità il rapporto travagliato con la madre Julia) e un’adolescenza vissuta dietro i banchi di scuola in maniera distratta e votata esclusivamente alla musica (il che lo avrebbe portato a conoscere l’amico Paul McCartney e di lì a poco a costituire i Beatles).

In 10 anni è stato scritto probabilmente il capitolo più importante della storia della musica, quello che celebra l’esplosione del rock, la sua energia, i suoi eccessi e la sua popolarità presso tutte le culture del mondo, spingendo i 4 di Liverpool persino a lasciarsi contagiare nel loro stile “da prima serata” dalle influenze artistiche più disparate (dal blues americano fino all’esperienza maturata presso il guro indiano Maharishi Mahesh Yogi). Rabbia, ribellione, voglia di rivoluzione e di libertà: la storia del rock è anche la storia degli uomini e di ciò che inseguivano in quegli anni. Non più un’utopia, ma qualcosa finalmente di reale e fattibile, agognato soprattutto dopo il triste capitolo appena chiusosi della Seconda Guerra Mondiale. La voglia di ricostruire dalle ceneri un mondo nuovo, guidato da valori incontrovertibili e testimoniato dalla fratellanza, un mondo che non fosse più soggetto alla corruzione e all’avidità dei governi. Un mondo tutto sommato facile da immaginare, ma che per anni è stato (e continua ad esserlo) legato semplicemente alle fantasie della cultura freak.

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Nella sua spiccata personalità, John Lennon è stato uno dei leader indiscussi della “lotta per la pace” e testimone diretto di un cambiamento radicale che l’uomo doveva apportare a sé stesso prima che nella stessa società di cui faceva parte. Che avvenisse attraverso i comizi, le dimostrazioni di piazza, gli inviti ai talk show o attraverso la sua musica, di certo egli non smise mai di essere uno strenuo paladino del pacifismo, al punto tale da attirarsi le antipatie dei servizi segreti americani che sembravano sinceramente intimiditi dal suo estremismo (“Vogliamo vendere la pace come il sapone!”, gridava insieme alla moglie Yoko in una delle loro tante dimostrazioni in nome della pace e della fratellanza) o il fanatismo esasperato di qualche ammiratore di troppo come Mark David Chapman, che la sera dell’8 settembre 1980 lo ha restituito per sempre alla storia dell’umanità con 4 colpi di rivoltella.

Quello che è veramente difficile immaginare proprio oggi (9 ottobre 2015) è un John Lennon a 75 anni, ancora insieme alla moglie Yoko e al figlio Sean, che magari ancora duetta con l’amico Paul McCartney e trova il tempo nonostante l’età di scendere ancora in piazza con la chitarra e smuovere l’anima delle persone dal loro torpore per convincerle che un mondo così non se lo merita nessuno e che cambiarlo (in meglio) non è poi così impossibile. Un’immagine bellissima, a dire il vero.
Ma forse il segreto è proprio “immaginare”, il talento più grande che si possa possedere in tempi come questi. Un’esclusiva dei veri sognatori. Happy Birthday, John!

“You may say I’m a dreamer                                                                                                     
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one”

Puoi dire che sono un sognatore
Ma non sono il solo
Spero che ti unirai a noi anche tu un giorno
E il mondo vivrà in armonia

(“Imagine”, John Lennon, 11 ottobre 1971)

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