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  • Burning House: Walking Into A Burning House

    Burning House

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Piromani (e Vasco Brondi non c’entra)

Prendete metà dei Blackalicious (Chief Xcel) e staccate dal suo solismo- General Elektriks- il francese Hervé Salters; vestiteli da hip-hoppettari del ghetto, fondeteli insieme in una lega dal beat facile e fategli registrare un disco. Avrete ottenuto “Walking Into A Burning House”, progetto che definire interessante è uguale a sputare in un occhio dei due.

Quattordici pezzi potrebbero risultare boriosi, eppure la coppia è riuscita a dar loro la lunghezza giusta (il più lungo dura circa quattro minuti) e a concatenarli in modo coerente, tanto che ascoltando l’album si ha l’impressione di un continuum omogeneo. Sintetizzatori, linee di basso che richiamano i Seventies (“Turn Off The Robot”), loop elettronici distorti (“Emergency Exit”) e cori un po’ alla Jackson Five rendono giustizia a un duo che non ci si sarebbe mai aspettati.

Personalmente DETESTO l’hip-hop odierno ed è difficile che una traccia di siffatto genere mi strappi un sorrisetto di approvazione. M’era già successo con le THEESatisfaction, ora mi capita con i Burning House, i quali, la prima volta che li vidi, mi diedero tutt’altra sensazione rispetto alla positiva di cui sopra.
Ci sono momenti cupi (“Copy That”), altri soleggiati, altri ancora di riflessione al pianoforte (“Frozen Conversations”). La sperimentazione è il cumulonembo che fa ombra all’intero lavoro. E lo fa bene.

Pro

Contro

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