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  • Burning Skies: Greed. Filth. Abuse. Corruption.

    Burning Skies

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New english way of grind?

L’Inghilterra è sempre stato un territorio a parte, anche in campo musicale dove è vittima e carnefice di mode musicali cresciute in seno ad un scena che non riesce, soprattutto negli ultimi decenni, a svilupparsi lontano dai riflettori di una stampa ossessivamente alla ricerca di new sensation da copertina.
Per paradosso questo tipo di rapporto di dipendenza si può applicare, fatte debite proporzioni, ad ogni corrente più o meno undeground che si sviluppa oltremanica, e non fa eccezione il carrozzone del death-core e derivati. I Burning Skies rientrano in massima parte in questo ambito, ma va riconosciuta, con quest’ultimo disco, la volontà di staccarsi da certi stereotipi; che sia per crescita musicale o esperienza acquisita sul campo non è dato sapere ma il risultato è un sensibile ritocco verso l’alto delle quotazioni del combo. Diminuiscono i break di stampo metal-core, ormai inflazionati più della Germania del ’46, le melodie sono presenti ma diventano elemento di contorno ad una furia grind che spesso anima i brani; accelerazioni devastanti supportate da una voce in screaming che rimanda ai maestri americani del genere e stacchi cadenzati a cui fa eco una voce rantolante. Una commistione di death/grind e hardcore in cui le diverse anime di Napalm Death e Black Dahlia Murder convivono, in un quadro rivisto sotto la lente delle correnti moderne che restano comunque nel bagaglio dei 5 albionici. Il risultato sono 30 minuti scarsi di schegge impazzite, che sfiammano in brani da 3 minuti bruciando in un lampo tutta l’energia disponibile, ben prodotti e tecnicamente senza sbavatura; unico punto debole forse un certo flavour tutto inglese che lascia un alone di manierismo un po’ indigesto.
Di certo non stiamo scrutando la nuova frontiera dell’estremo made in England come dice la bio, più probabilmente la mutazione genetica di un genere che una volta era violenza parossistica ma negli anni è stato inglobato, destrutturato ed assimilato dall’organismo musica e risputato oggi sotto forma di un genere ormai normale, genere di cui I Burning Skies sono esponenti meritevoli.

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