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Il ritorno dei talentuosi e visionari

Tornano i Burst dopo essersi accasati sotto l’ala protettrice di Relapse Records e lo fanno nel migliore dei modi, dando alle stampe il loro miglior lavoro di sempre. La band-project di Jesper Liveröd (diventata ormai la main priority dopo la sua dipartita dai Nasum) è diventata una realtà consolidata nel panorama post hardcore internazionale e non più solamente un suo passatempo personale da non prendere troppo sul serio. La qualità e la creatività dei musicisti è innegabile e si sente, mai come prima, una coesione di vedute e di intenti all’interno del gruppo che mira in direzione diametralmente opposta alla solita concezione di “one-man band”. Lo si capisce dallo spazio dato ad ogni singolo strumento, dalla ricchezza dei particolari e dalla cura maniacale con cui vengono ricercati arrangiamenti sempre diversi, ora carichi di sfumature, ora volutamente scarni. La musica fluisce intensa, vibrante e allo stesso tempo minimale e ipnotica, riproponendo egregiamente la lezione, mai troppo celebrata, dei Will haven di “El Diablo” e dei conterranei Breach. Il tribale incedere della title track, oppure gli evidenti richiami al noise scandinavo (gli stessi Breach ma anche spruzzate di The Great Deceiver e Knut) di “Iris” e le accelerazioni simil-death di “Sculpt The Lives” e gli intrecci chitarristici di “The Foe Sublime” ci fanno capire come i Burst si possano muovere con disinvoltura in molti campi d’azione senza mai forzare la mano o apparire inadeguati. E c’è spazio anche per tracce di hardcore vecchio stampo in “Monument” o di catartiche melodie di scuola Neurosis in “Fouth Sun” a ribadire la voglia della band di non fossilizzarsi su un unico schema compositivo, alla continua ricerca di suoni e di atmosfere struggenti e dilaniate. Questa la forza di “Prey On Life”: il suo essere in costante mutamento, in perenne bilico tra i diversi modi di intendere il suono hardcore di questi anni, riuscendo nel difficile intento di apparire, una volta tanto, una band che sa guardare avanti, senza preconcetti, verso un futuro, sì ancora indefinito e impalpabile, ma senza dubbio dannatamente stimolante. Talento visionario.

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