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Burt Bacharach in concerto a Roma per Luglio Suona Bene 2015: report live e scaletta

Serata di musica intramontabile nella Cavea dell’Auditorium Parco Della Musica di Roma, in occasione del concerto di Burt Bacharach, tornato dopo due anni col suo “A House is Not a Home Tour”, sabato 11 luglio.

Questo perché Bacharach è una leggenda in carne ed ossa, né più né meno.

Accolto con applauso scrosciante e standing ovation appena fa il suo ingresso sul palco, lo splendido 87enne è stato omaggiato da un pubblico adorante, nel quale si riconoscevano tante facce famose.

Due ore ininterrotte di celebrazione di un corpo d’opere che ripercorre 60 anni di storia della musica, e del cinema, di cui Bacharach è stato protagonista discreto, di un’eleganza sobria e raffinata, una leggerezza che fa sognare, e ricordare.

E così come nella carriera, anche ieri sera la quieta presenza di quell’esile figura permeava di sé ogni istante della serata: sul palco solo strumenti, niente scenografia… era protagonista la sua musica.

Tra musicisti e cantanti tutti vestiti rigorosamente in nero, la giacca di lino color carta da zucchero di Bacharach si notava di più: immancabilmente, volgendo lo sguardo verso di lui, lo si vedeva far volare le dita sul pianoforte, la candida testa china sui tasti, occasionalmente uno sguardo gettato alle voci protagoniste della serata, quelle dei cantanti del suo entourage, mentre di tanto in tanto ripeteva qualche parola dei testi. Un tratto riscontrato anche nel giovanissimo figlio Oliver, che lo ha accompagnato alla tastiera in un paio di pezzi, e sul finale.

Il concerto è iniziato con un medley dei suoi più grandi successi, quelli scritti in coppia con lo storico Hal David e i primi che abbia mai registrato con Dionne Warwick, stabilendo subito l’atmosfera familiare, quella delle canzoni che tutti conosciamo e amiamo, e che si seguono veloci, tanto che al momento in cui i cantanti hanno attaccato “I Say a Little Prayer” molte voci dal pubblico si erano unite al coro, in maniera non dissimile da quella famosa scena di “Il Matrimonio Del Mio Migliore Amico”.

Menzione speciale per i tre cantanti che seguono Bacharach in tour: Josie James, Donna Taylor e John Pagano. Quest’ultimo il favorito della folla, e in effetti quello con la voce più robusta e piena di personalità. Già negli acuti di “I Just Don’t Know What To Do With Myself” la sua performance aveva cominciato a disperdere la compostezza del pubblico, ed ispirato le prime effusioni nelle coppie.

Spesso Bacharach ha introdotto i pezzi ricordando la loro genesi, come per “Waiting For Charlie To Come Home”: “La scrissi con Bob Hilliard. Non abbiamo collaborato spesso, ma amo quelle poche canzoni che abbiamo scritto insieme. Questa fu registrata per la prima volta da Etta James”. Ad eseguirla, Donna Taylor, che regge piuttosto bene il confronto con la James, ma negli acuti più alti deve fare i conti con un accenno di raucedine che sporca un po’ la performance.

Racconta poi di quella unica volta in cui “con esito disastroso” ha cercato di comporre Rock ‘N Roll: “Ci recammo in studio con i Manfred Mann, un gruppo rock britannico dell’epoca, ma loro avevano difficoltà a capire le mie armonie e gli accordi. Fu un flop totale. Tre anni dopo una band del sud della California , Arthur Lee e i Love,  ne cambiarono la melodia, cosa che non mi piacque, cambiarono gli accordi, cosa che non mi piacque, e ne fecero un successo… cosa che mi piacque moltissimo. Ora ve la proponiamo con gli accordi giusti”. Era “Little Red Book”.

L’artista ha voluto poi che facessimo attenzione alle parole di “The Windows Of The World”, un pezzo meno conosciuto ma che dipinge “il mondo in cui viviamo”, ha inserito in scaletta “Magic Moments”, una delle due canzoni che per prime nella sua carriera sono diventate hit (e lo diventarono contemporaneamente in USA e Italia), e ha presentato “Hush”,un pezzo molto recente, scritto per un musical dal titolo “Sun Lovers” andato in scena a San Diego.

Eppure, nonostante le innegabili doti di ciascuno degli artisti che lo accompagnano sul palco, il momento più emozionante è stato verso la fine, quando ad esibirsi erano quasi solo Burt e il pianoforte, sulle note di “Alfie” e “A House Is Not A Home”.
Bacharach non è passato alla storia come cantante, e ormai la sua voce è ruvida, incrinata dagli anni, ma cerca sempre quel guizzo interrogativo sull’ultima nota di ogni verso. Si prende le pause di cui ha bisogno, è sostenuto dal coro delicato dei vocalist, si alza a condurre l’orchestra, dando le spalle al pubblico e poi torna, con un sorriso a scorrere le dita sui tasti, cantando quelle canzoni che, pure se rese famose innumervoli volte da tante voci diverse, sono sue, indissolubilmente legate al suo nome.

Sono queste due canzoni che spingono il pubblico ad alzarsi in piedi in un grande applauso, richiedendo il bis che prontamente Bacharach elargisce, invitandoci a cantare con lui con un “Prego!”.

Al momento di lasciare la cavea qualcuno ha detto: “Dopo i Beatles, lui”.
Un’opinione certamente personale, discutibile… eppure.

Scaletta del concerto di Burt Bacharach a Luglio Suona Bene 2015:

What The World Needs Now

Medley: Don’t Make Me Over/ Walk On By / This Guy’s In Love With You / I Say a Little Prayer / Trains And Boats And Planes/ Wishin and Hopin / Always Something There To Remind Me / One Less Bell To Answer / I’ll Never Fall In Love Again / Only Love Can Break a Heart

Do You Know The Way To San Josè

I Just Don’t Know What To Do With Myself

Waiting For Charlie To Come Home

Love Theme From “Butch Cassidy and The Sundance Kid”

My Little Red Book

The Windows Of The World

Magic Moments/ Tower Of Strength

Twenty-four Hours From Tulsa

Baby It’s You / Message To Michael

Make It Easy On Yourself

On My Own

Are You There (With Another Girl)

Close To You

The Look Of Love
Arthur’s Theme

What’s New Pussycat

The April Fools

The Man Who Shot Liberty Valance

Making Love
Raindrops Keep Falling On My Head

Alfie

A House Is Not a Home

 

Bis

 

Hush

Any Day Now

That’s What Friends Are For

 

 

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