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  • Burzum: Belus

    Burzum

    Data di uscita: 08-03-2010

    Loudvision:
    Lettori:

Un album per domarli

Sì, Burzum è uscito di prigione. Quello delle chiese bruciate, quello che ha ucciso Euronymous e quello che tutti i tredicenni che vogliono fare i fighi si mettono ad ascoltare perché è.. troppo oscuro. Cosa aspettarsi da un personaggio così: c’è chi voleva rimanesse sulla scia di “Filosofem”, chi voleva un album un po’ uguale a “Hvis Lyset Tar Oss” ma senza l’autoplagio. Alla fine quel che ne è uscito potrebbe accontentare tutti: alcuni momenti atmosferici fatti di ipnotiche ripetizioni che sfiorano l’ambient, canzoni tirate che si rifanno al primo periodo à la “This is for her, War!” e molti ibridi old school.
Dimenticatevi però delle urla lancinanti del giovane Varg, quelle se ne sono andate insieme alla sua gioventù e hanno lasciato il posto ad uno scream più impersonale o maturo, che dir si voglia.

Questo album è una sculacciata ai rosei sederi dei colleghi ormai datisi all’acqua di rose e allo stesso tempo una Delorian che vi riporterà agli esordi del black; vuoi perché Varg è affezionato alle radici primordiali del genere, vuoi perché è rimasto indietro con gli aggiornamenti. L’importante è non lasciarsi spaventare dal look da pescatore perché, nonostante gli anni di astinenza, sa ancora come battere chiodo, anche se le urla psicopatiche adesso le riserva solo a sua figlia quando porta in casa gente poco ariana.

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Contro

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