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C’è un dottore in sala?

Fa freddo, freddissimo in questi giorni. E c’è sempre brutto tempo, signora mia. L’avranno pensato anche i Clinic, poverini, quando il loro aereo per Roma ha fatto ritardo a causa del maltempo facendoli arrivare all’Init ad un orario da denuncia, appena in tempo per non essere costretti ad annullare tutto. E con simili presupposti, chi se lo poteva immaginare un concerto così? I quattro di Liverpool (no, non quei quattro) sono esausti e si vede, si vede dagli occhi stanchi appena celati dalle mascherine da chirurghi che caratterizzano tutti i loro live e le foto promozionali. Ma non si risparmiano per un solo minuto.

A fare poca presa sono semmai i pezzi tratti da “Bubblegum”, l’ultimo album della band, che se già in cuffia pareva mancare della grinta e del tiro necessari a sopravvivere ai primi ascolti, live si conferma come l’anello debole di una discografia altrimenti di tutto rispetto. Per fortuna ci pensano un’abbondante manciata di vecchie glorie a scuotere gli animi ma soprattutto il fondoschiena del pubblico che al grido di “feel free to dance” non se lo lascia ripetere due volte e zompetta gioioso nonostante l’ora (e la sveglia puntata alle sette del mattino dopo).

Insomma non sarà un aereo in ritardo o un album un po’ loffio a scalfire la nostra opinione dei Clinic, che a dispetto delle avversità atmosferiche si confermano veri indie-rock warriors dal grande cuore.

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