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C’era una volta in Sicilia…

Annunciato ormai da mesi come il film italiano evento del 2009, “Baarìa – La Porta del Vento” seguirà questa sera la cerimonia d’apertura della 66. Mostra del Cinema di Venezia, alle 19.30 in Sala Grande. Evento, appunto, e non solo perché il film segna il ritorno di Giuseppe Tornatore ai racconti sulla sua terra d’origine, la Sicilia, dopo la parentesi triestina de “La Sconosciuta”. Della pellicola, infatti, si è già parlato molto, soprattutto per gli aspetti legati alla mastodontica produzione, costata più di venti milioni di euro, e per l’insolita scelta del set: sei ettari di terreno alla periferia di Tunisi, dove con dedizione filologica Tornatore ha fatto ricostruire il villaggio siciliano delle sue origini, Bagheria, per ambientarvi la storia di una famiglia, lungo tre generazioni, dal 1910 a oggi.

Maxi produzione, cast all-star e, c’è da scommetterci, gran battage pubblicitario che partirà da qui al 25 settembre, data di uscita nelle sale di tutta Italia. Insomma, sembrerebbe proprio un ritorno a pieno titolo al kolossal, filone che in Italia è assente ormai da più di vent’anni. Se si esclude l’incursione, non troppo riuscita, dello stesso Tornatore, con “La Leggenda del Pianista sull’Oceano” nel 1998, la memoria ci riporta infatti direttamente al 1984 e all’ultimo Sergio Leone di “C’Era una Volta in America”. E non a caso, tra gli accostamenti possibili, e già suggeriti, al film di Tornatore, c’è anche “Novecento” di Bertolucci, anch’esso epopea storico-politica intrecciata alla saga familiare.

Manco a dirlo, poi, le musiche sono state affidate a Ennio Morricone, collaboratore di sempre e amico di Tornatore, il compositore che più si presta ad operazioni di ampio respiro e forte sapore nostalgico come queste. Sempre sulla scia della rimembranza, inevitabile, almeno sulla carta, accostare “Baarìa” all’”Amarcord” felliniano, e più recentemente, in modo autoreferenziale, a “Nuovo Cinema Paradiso”. Lo stesso regista, infatti, riconosce un ritorno alle tematiche dei propri esordi, mentre ha dichiarato di sentirsi vicino, più che a Fellini e a Bertolucci, al Dino Risi di “Una Vita Difficile”, soprattutto per l’inattesa vena comica del film, un tratto che si è rivelato in maniera spontanea durante la fase di riprese, e che lo avvicina così alla migliore tradizione della commedia agrodolce italiana.

E così, per la prima volta dopo vent’anni, l’apertura della Mostra del Cinema spetta quest’anno all’Italia. Grandi aspettative anche per il primo red carpet del festival quindi, che sarà sicuramente lungo e molto fotografato. La lista degli attori è interminabile e ad altra concentrazione vip: Raoul Bova, Monica Bellucci, Michele Placido, i fratelli Fiorello, Aldo Baglio, Laura Chiatti, Enrico Lo Verso, Luigi Lo Cascio, Lina Sastri, Gabriele Lavia. E ancora, il duo comico Ficarra e Picone, Giorgio Faletti, Leo Gullotta, Nino Frassica, Vincenzo Salemme. I ruoli dei due protagonisti sono invece affidati alla ventisettenne esordiente siciliana Margareth Madè, e al poco conosciuto ma promettente Francesco Scianna, che ha già lavorato con registi del calibro di Benigni, Bellocchio, Comencini e Martone, ed è stato protagonista del film di Stefano Incerti del 2007 “L’Uomo di Vetro”.

Parlando della sua ultima fatica, Tornatore ha aggiunto di aver realizzato il suo “film più personale, una leggenda affollata di eroi, che narra di grandi amori e travolgenti utopie”. Speriamo solo che la naturale tendenza all’ipertrofia del regista siciliano sia stata ben indirizzata grazie ai numeri di questa super produzione, e ci rammarichiamo in anticipo di un particolare non trascurabile: la decisione già annunciata di distribuire il film in dialetto bariota con sottotitoli solo in Sicilia e nel resto del mondo, mentre nelle sale dell’intera penisola dovremo accettare la versione doppiata in Italiano. Perché, in fondo, kolossal fa anche rima con marketing.

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