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C’erano un inglese, uno svedese e due americani…

Con la release di “The Whirlwind” a fine 2009, il transatlantico di capitan Portnoy era uscito dal rimessaggio forzato, ed aveva ripreso la navigazione interrotta diversi anni or sono causa crisi mistica di Neal Morse.

La rotta intrapresa a supporto del disco prevede questa sera l’attracco all’Alcatraz di Milano, che accoglie il supergruppo con una presenza di pubblico al limite del sold-out, e tutto il calore di cui il popolo prog italiano è capace.

Come previsto, si inizia decisamente presto ed alle 20:15 il supergruppo prende possesso del palco, varando la serata sulle note introduttive di “The Whirlwind”, il concept di cui si prevede l’esecuzione integrale. Per chi non avesse avuto modo di ascoltarlo, trattasi dell’ennesimo golem a matrice progressiva, in cui vengono visitati e rivisitati tutti gli stilemi e le peculiarità del genere, incluso il tema principale dell’album che tipicamente torna a farsi vivo ogni quarto d’ora o poco più. Tutto bello, bellissimo ma… che noia! Pur adorando il prog, sciropparsi quasi un’ora e mezza di suite, per quanto ben suonata e musicalmente non scevra di momenti di vera eccellenza, mette le gonadi a serio rischio di orchite.

Sul palco troviamo ancora una volta lo special-guest Daniel Gildenlow, uomo jolly che giostrandosi tra chitarre, tastiere e percussioni va a riempire e complementare il sound non esattamente spartano dei Transatlantic. Nota di biasimo per il look da nerd sfoggiato dallo svedese, quasi irriconoscibile.

Un quarto d’ora di pausa permettono di tirare un po’ il fiato prima del secondo set, che nel breve (!!!) volgere di un paio d’ore ripercorre il passato della band, che tra un brano e l’altro trova il tempo di rendere omaggio alla scomparsa di Ronnie Dio, con un breve accenno ad “Heaven And Hell” e “Holy Diver” con un inedito Portnoy al basso e voce, ed un altrettanto inedito Neal Morse alla batteria. Per il sottoscritto, l’unico momento di vera emozione.

In definitiva, più che di un concerto si è trattato di un autentico tour-de-force, con i quattro (cinque se contiamo Gildenlow) impegnati a ricreare atmosfere e sonorità di un tempo che fu con la solita cura maniacale a cui ci hanno abituato. Che poi tutto ciò al giorno d’oggi abbia anche un senso, rimane da dimostrare.

Set I:

Overture/Whirlwind
The Wind Blew Them All Away
On The Prowl
A Man Can Feel
Out Of The Night
Rose Colored Glasses
Evermore
Set Us Free
Lay Down Your Life
Pieces Of Heaven
Is It Really Happening?
Dancing With Eternal Glory / The Whirlwind (Reprise)

Set II:

All Of The Above
We All Need Some Light
Duel With The Devil
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Bridge Across Forever
Stranger In Your Soul

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