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  • Caliban: The Opposite From Within

    Caliban

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Ben prodotto, veloce e dinamico: un gran disco?

Adesso arriva il bello. Giudicare una band che partigianamente adoro e non posso che considerare una delle mie preferite di sempre in questo campo. L’album della maturità potremmo dire, anche se molto spesso ci piace l’immaturità con cui certe bands riescono a farci ancora emozionare con la propria musica. Cosa che è indubbiamente meno presente in questo “The Opposite From Within”, licenza Roadrunner, rispetto alla saga del gruppo per la label che li ha svezzati: Lifeforce Records. Ci sono comunque tutte le carte in regola per un ottimo disco: velocità, potenza, la solita lacerante voce di Andy, che più di ogni altra volta si lascia andare a refrain melodici di chiara matrice Killswitch Engage. E forse è questo un limite di questo nuovo album: voler per forza adattarsi ad un trend che, nel bene o nel male, si è contribuito a creare anni or sono. Prendiamo ad esempio una song come “Certainty… Corpse Bleed Cold” con il suo inizio armonico che mai avremmo pensato di trovare in un disco targato Caliban. E lo stesso dicasi della produzione, tecnicamente migliore rispetto al passato ma allo stesso troppo anonima e super ‘bombastic’. Ora non starò ancora molto a descrivervi un disco che oramai avete capito meglio di me come suona, soprattutto se conoscevate già i Caliban e se conoscete la produzione dei KSE a cui, ripeto, i nostri tendono ad avvicinarsi in più di un’occasione. Io avrei preferito un disco più sgrezzo, ignorante ed “europeo” nell’approccio. Ma questi sono solo gusti personali e quindi non determinanti.
Guardare avanti o rimpiangere il passato? Tutti e due forse. È indiscutibile il fatto che questo lavoro sia un gradino sotto, soprattutto al suo predecessore “Shadow Hearts”, ma che rimanga un ottimo, se non uno dei migliori, album di questa annata 2004.

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