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Calibro 35: 35 giri di parole coi Calibro

In occasione del Farcisentire 2011, tenutosi a Scisciano (NA) il 23 e 24 luglio, ho avuto modo di fare una chiacchierata post-concerto con Enrico Gabrielli e Massimo Martellotta dei Calibro35. Il primo, tastiere e fiati, dopo un passato negli Afterhours si divide inoltre tra progetti solisti, l’attività di produttore e la band dei Mariposa di cui è membro dal 1999. Affascina per la sua capacità da poli-strumentista. Enrico Gabrielli, oltre ad esser chitarrista, è arrangiatore e compositore di alcune musiche per spot. Il progetto Calibro 35 dopo “Ritornano Quelli Di…” del 2010, ha acquisito una sempre maggior risonanza. La band sarà impegnata per tutta l’estate in un tour in che coprirà buona parte d’Italia.
La suggestiva cornice di una stazione della Circumvesuviana nell’apparente sperduta provincia di Napoli che però tanta buona musica offre ha ben accolto la musica dei Calibro 35, che lungi dal fermarsi alla mera definizione di genere si aprono a sfaccettature musicali che condensano rimandi colti e sonorità eterogenee in un lavoro di ricomposizione di suoni che sembrano esser patrimonio comune. La musica dei polizieschi, le colonne sonore e le venature prog si esaltano con carica divampante ed esaltante.
Con Enrico e Massimiliano parlo della nascita dei Calibro 35, di vecchie esperienze e progetti futuri.

Come siete arrivati a pensare ad un progetto che mescoli le influenze dei Goblin, del primo Morricone, il funk e il jazz?
Massimo: Il nostro è un approccio di tipo filologico governato dall’istinto. Siamo quattro personalità distinte che provengono da mondi diversi: il blues, il metal, la musica alternativa italiana. Quando ci incontriamo in studio apportiamo le nostre singole esperienze per ri-creare un certo tipo di musica che ha un taglio completamente nuovo.
Enrico: È molto importante anche il lavoro di produzione di Tommaso Colliva. È stato lui a metterci letteralmente insieme, permettendoci di aprire nel giugno 2010 il concerto dei Muse a San Siro.

A proposito: cosa vi è rimasto di quell’esperienza?

M: Tutto è partito da una semplice telefonata nella quale ci hanno chiesto di aprire il concerto dei Muse. Suonare in uno stadio è suggestivo anche se ci ha colpito molto non incontrare nemmeno un italiano nello staff. Tutti molto gentili comunque.
E: Grandi eventi come questo prevedono enormi apparati organizzativi. Spesso gli artisti vogliono che siano ricreate le medesime condizioni ad ogni singolo concerto: avere la stessa stanza o le stesse persone vicino è un modo per sentirsi più sicuri. La disponibilità contraddistingue i membri dell’organizzazione. A noi hanno offerto lo champagne. Se apri un concerto di Vasco ricevi le bottigliate… dai suoi fan.

I Calibro35 sono anche internazionali: il vostro brano “Convergere In Giambellino” è stato scelto per la colonna sonora di “R.E.D” e avete suonato negli Stati Uniti. Come vi rapportate a un pubblico di nazionalità diversa”?
M: Non abbiamo avuto nessun tipo di problema, specialmente quando abbiamo suonato al South By South West, il festival più importante di musica indipendente che si tenga negli Stati Uniti. L’ampia cultura da festival delle persone ci ha messo completamente a nostro agio.

Quale film avreste voluto musicare?
E: Sicuramente “Brazil” di Terry Gilliam per il suo essere surreale. Totalmente diverso dalla musica che facciamo.
M: “Bagdad Café” di Percy Adlon per quei temi musicali isolati che tanto affascinano.

[Qui si innesta un simpatico confronto tra i due sui film scelti].

E: “Bagdad Cafè”… quello… Ah si l’ho visto, bella scelta Massimo!

Parlatemi dei nuovi progetti

M: Il nuovo album uscirà quasi sicuramente nel 2012 e stiamo preparando un evento milanese per ottobre di cui ancora non possiamo parlare.

L’ora è tarda, i ragazzi hanno quasi finito di smontare e nell’apparente sperduta provincia napoletana, che tanta buona musica offre, il freddo si fa sentire nonostante i Calibro35 ci abbiano fatto danzare per buona parte della serata. Li ho visti per la prima volta a Milano in apertura dei Muse. Da allora li ho apprezzati sempre più. Esco pienamente appagata da questa chiacchierata, quindi non insisto a voler sapere altro. Ce lo riserveremo per le cose buone che sicuramente faranno.

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