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  • Calvino: Gli Elefanti, la recensione

    Dischi Mancini / none

    Data di uscita: 14-05-2015

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Di Milano, è inutile dirlo, non ne esiste una sola. Un po’ come in quel famoso libro di quel famoso scrittore che faceva di nome – guarda un po’ te, a volte, le coincidenze – Italo Calvino, dove le città possibili sono tante, anzi tantissime, o forse sono solo le molteplici facce di una stessa città, che poi non è nemmeno così sicuro che esista. Ma poco importa, perché quello che conta, più che il dato reale, sono le possibilità, immaginarie ed ipotetiche, con cui lo arricchiamo.

A pensarci bene, non è forse un caso che Niccolò Lavelli – così, all’anagrafe, il cantautore milanese – abbia scelto proprio Calvino come pseudonimo. In fondo, potremmo tranquillamente sostenere che la protagonista del suo nuovo album “Gli Elefanti” – uscito il 14 maggio per Dischi Mancini – sia proprio la sua città, Milano. O meglio, le diverse Milano possibili, più o meno reali e più o meno immaginarie. Ecco, credo che se volessimo azzardare una definizione per questo disco, potremmo descriverlo come un viaggio, nello spazio e nel tempo, attraverso le Milano di Calvino. Dove a volte i riferimenti topografici sembrano essere i più chiari e concreti (la stazione centrale, l’Ortica, Lambrate e Milano est), ma dove può anche capitare, per l’appunto, di incontrare elefanti che “ballano sulle rovine delle metropolitane”, oppure di tornare indietro nel tempo, a quando “la mamma ci costringeva a mangiare i crauti” e “noi bambini volevamo fare gli astronauti”, o a quando il nostro sognava di essere “come re Artù/E vincere battaglie sotto un cielo blu”.

Un viaggio, sia ben chiaro, fatto di parole e di musica, perché non dimentichiamoci che Niccolò Lavelli in arte Calvino rimane fondamentalmente un cantautore. Anche se si diverte a vestire il suo disco con una strumentazione “vintage” – così la definisce lui – , che peraltro gli si adatta benissimo, funge da ponte tra i diversi brani e traduce perfettamente sul piano sonoro quell’atmosfera un po’ stralunata che ritroviamo nei testi. E rimane un cantautore anche se un po’ con il ruolo ci gioca, venendosene fuori con rime, più o meno perfette, delle più improbabili, ma che pur sempe rime sono – come nei primi versi del brano d’apertura, dove “l’amaro in bocca/È quello della vodka” – e firmando lyrics che stanno un po’ a metà tra poesie allucinate e filastrocche per bambini. A proposito: “Gli Elefanti” è anche un ottimo disco per bambini.

Nota: il libro di cui parlo all’inzio è “Le Città Invisibili” di Italo Calvino, che, per chi non lo conoscesse, abbino come consiglio di lettura.

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Contro

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