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  • Camille: Ilo Veyou

    Camille

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Un’altra donna per Fazio

Camille sta per Camille Dalmais, parigina della generazione 1978.
Un po’ di scienze politiche, un po’ di cover con i Nouvelle Vague, poi la carriera da solista che parte con “Le Sac Des Filles” (2002).

Ma chi è questa mora sui generis?
Sicuramente una tipa che non ha paura di sperimentare nella chanson francese, anche a costo di apparire psicopatica negli istanti di maggiore espressività artistica. Questo non fa che impreziosire il contorno di archi pizzicati per dispetto e la chitarrina solitaria come piace alla Première Dame.

Compare persino l’inglese, di certo parlato peggio rispetto alla lingua madre – proposta su piatti diversi -, e quell’aria di patriottismo che si fa forza ogni tanto, tipo in “La France”.

La voce di Camille si sa plasmare a seconda delle occasioni, quasi fosse un camaleonte che appoggiandosi su carte da parati differenti cambia colore senza sgarrare di un pois. L’intonazione c’è, la capacità di comunicare emozioni all’ascoltatore idem; non tutto però è bello, specialmente se ci si ripete o se si evidenzia eccessivamente la stranezza.
Haters gonna hate (cit.).

Pro

Contro

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