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  • Campag Velocet: It’s Beyond Our Control

    Campag Velocet

    Data di uscita: 26-09-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Dumb music for dancefloor

Inizialmente avevo discrete aspettative: britannici, vita da clubbers, al secondo disco dopo un “Bon Chic Bon Genre” passato letteralmente sotto silenzio. Tuttavia alcune attese rimangono deluse, alcune sorprese rimangono invece tutto sommato inaspettate. Con i Campag Velocet abbiamo un mix di rock hiphop, funky, ritmi classici da night club, chitarre a volte punkeggianti e liriche-anthems discretamente ottuse (“Are we more on it/Or are we moronic?”) facili da ripetere proprio come slogan da cantare ballando dietro alla musica da dance floor. Pompando il volume il mix per alcuni brani può suonare bene: la produzione permette all’hip hop di creare quella specie di trance in cui il cervello si perde tra loop elettronici, voce supereffettata con riverbero e con un timbro di voce tipicamente irritante (che canta “See my tambourine/ain’t no fucking tangerine/I will bang it in your face”), ritmi cool tra un “Life isn’t comfortable” e “We are the trumping men/Who are the tramping men/Who wants a trumping men/Gotta make somebody come”. Nonostante quindi “Sunset Strip Eclipse” funzioni come un bellissimo interludio electro-jazz, “Metro.Boulot.Dodo” catturi nella piacevole leggerezza sofisticata degli arrangiamenti elettronici-chitarristici, “Stranded By Reebox” intrighi nella sua cupa melodia prodotta in modo abbastanza non convenzionale – bassi potenti e tastiere che sovrastano voce e chitarra ovattati e in secondo piano – la maggioranza degli episodi, sia quelli “punkeggianti” che quelli da dance floor rimangono abbastanza pretenziosi, ripetitivi e non molto convincenti come la irritante “Vindictive Disco”, eccessivamente easy-listening, prevedibile, troppo banale per suonare alternative, troppo in cerca di suonare alternative per avere comunque un appeal commercialmente attraente.
L’ago della bilancia propende verso l’acquisto se comunque non vi dispiace trovare in un disco di alternative hiphop-funk un cantato acido e sfacciato, che si caratterizza per un linguaggio particolare (I Campag Velocet hanno trovato in “Arancia Meccanica” l’ispirazione per sviluppare un loro gergo come i drughi di Alex, e l’insolente ripetersi per tre volte di alcune facili frasi nei loro testi crea in qualche modo un riferimento al film, anche se alla larga), e delle timide divergenze nell’elettronica dance. Altrimenti, il “It’s Beyond Our Control” si rivela nettamente insufficiente.

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