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Campi Elisi

Non ci resta che piangere, diceva qualcheduno. Per ragioni diverse, va da sé. Ché coi Buil To Spill si tratta di lacrimoni di piacere, malinconia e gioia nel ritrovarsi davanti un gruppo così motivato, importante ancora oggi, se non di più, nel illustrare la differenza tra la cianfrusaglia cosiddetta indie e la cosa vera, l’evoluzione dell’HC che si fece pop-olare.
Con l’affascinante aperture dei Disco Doom – da recuperare e approfondire – lo show comincia subito nel migliore dei modi, in un Locomotiv prodigo di ottimi concerti e temperature da fornace. Peccato che nel momento in cui Doug Martsch e soci si appropinquano alla strumentazione, il cantante si renda spiacevolmente conto delle scariche elettriche da contatto sprigionate dal microfono, con conseguente posticipazione dello show di mezz’ora. A questo punto è facile prevedere un concerto in tono minore, leggendo il fastidio e lo sconforto sulla faccia di Martsch. Altrettanto facile è essere clamorosamente smentiti, davanti alla professionalità e al sentimento sprigionati dai Built To Spill, energici, precisi, puntuali e pieni di inventiva nel suonare le proprie parti.

Certo è che già il materiale iniziale vibra e brilla per superiore capacità di scrittura, ma allo stesso tempo non è facile trovare musicisti così seri e preparati e presi dalla propria musica, specialmente in situazioni che presentano difficoltà logistiche o tecniche. Eppure si tocca il cielo con testa e cuore, Martsch si rivela sentito e perfetto (anche dal punto di vista tecnico) cantore, infrangendo anime a destra e manca, in un tripudio di senso di quello che era e dovrebbe essere la musica pop (punk/rock) indipendente. Perfezione, appunto, esplicitata in note, voce e musiche dalla riproposizione integrale di “Perfect From Now On”, semplicemente – retorico – perfetta. Coadiuvati anche dal violoncello e tastiere i Built To Spill emozionano senza sosta, prima di ripartire, dopo la maledetta rottura di una corda, con “Goin’ Against Your Mind” e la fittizia chiusura.
Si ricomincia subito e subito è nuovamente magia, con gli intrecci di chitarra poderosamente intricati e ancorché melodici, la voce celestiale e disarmante nel mettere a fuoco l’emozione, le canzoni così, semplicemente, perfette. Ottimo anche potersi godere un nuovo brano, in quella che resta una serata magica, un concerto fantastico concluso con Doug a scendere dal palco per godersi gli ultimi momenti del concerto in mezzo al pubblico, o per controllare la resa acustica, chissà. Quel che è certo è che la professionalità non deve necessariamente far rima con l’aridità di sentimento e inventiva e che indie resta un termine approssimativo per definire band non sempre accostabili. Built To Spill, va da sé, resta capitolo a parte e superiore.

Randy Described Eternity
I Would Hurt a Fly
Stop the Show
Made-Up Dreams
Velvet Waltz
Out of Site
Kicked It in the Sun
Untrustable/Part 2 (About Someone Else)
Goin’ Against Your Mind

Encore:
Canada
Big Deeper
Stab
Car
Wherever You Go
Else
Carry The Zero

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