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Camuniarama: Cose non comuni… camune!

“Valle Camonica – Terra di Segni”: recita così uno slogan che valorizza la valenza turistica della patria degli antichi camuni, a nord di Brescia, famosa per le incisioni e le bellezze territoriali; in pochi sanno, però, che in valle si forgia da anni anche una piccola fucina di talenti creativi, musicali ed artistici.
Proprio ciò che il festival Camuniarama vuol raccontare, scegliendo una serata (quella del 30 novembre) per far conoscere “fuori dalle valle”, undici talentuosi artisti, dalle sonorità variegante e differenti, ma soprattutto portatori – sani – di suoni non comuni… ma orgogliosamente camuni.
Una radiografia della Valle, che oltre all’esibizione degli artisti, ha visto la presentazione della compilation omonima “Camuniarama” composta da 16 tracce elaborate per l’occasione dai gruppi partecipanti e la presentazione del progetto-libro “Skossa” curato da Paolo Mazzucchelli, che mette nero su bianco i primi venticinque anni di vita della manifestazione che, prima di tutte, ha saputo valorizzare e recuperare il talento dei giovani musicisti camuno-sebini, la “Skossa”, appunto.
Proprio per dare la medesima importanza ad ogni artista, si è scelto di non seguire una gerarchia particolare nella scaletta della serata, dando la possibilità ad ogni formazione di proporre tre o quattro brani, fra cui spiccava quello scelto per la compilation (ascoltabile/acquistabile ad offerta libera qui).

Sono passate da poco le 22 quando le prime note degli Endolacaille giungono a scaldare l’atmosfera. Se come affermano loro “a un millimetro da terra inizia il cielo…“, la loro esibizione ci permette di raggiungere un piacevole connubio fra melodia, voce e suono, capace di trascinare sotto il palco anche i più restii, confermandosi la degna apertura alla serata.
Mentre nell’aria galleggiano e si spengono le ultime note, si fa spazio l’energia benefica e travolgente dei Superinvaders, progetto fra i più originali in circolazione, che mescola garage-punk, surf e psichedelia. La loro “Keep On Driving” consacra all’unanimità la loro bravura, fra simpatia e sudore.
Si recupera il respiro con i suoni eterei e morbidi degli Elf. “Vanishing“, scelta non a caso per la compilation, è un ottimo biglietto da visita per il gruppo, dipanandosi fra spazi infiniti, echi e chitarre, capace di donare partecipazione attraverso la forte emotività.

Spazio alla rappresentante femminile del festival, la cantautrice Laura Lalla Domeneghini: armata di chitarra e voce, sale sul palco per imbastire lo show più intimo di tutti, vestendo il pubblico con le note folk blues di “The Storm” e “My Favorite Waltz”.
Alla “musica sgangherata” del Re Tarantola, il compito di proseguire la serata, fra testi sghembi, simpatia e innegabile bravura. Solo chitarra, voce e batteria per l’esibizione e per “Luigi”, il brano scelto per “Camuniarama” tarantolesco al massimo e dai ritmi serrati.
A proposito di artisti sui generis, ecco entrare il cantautore Alessandro Ducoli, in arte Il Ducoli in compagnia della sua band. Il Tom Waits camuno, non finisce mai di stupire il pubblico, usando, non solo la voce, ma anche il corpo come strumento musicale, creando più una performance che un semplice concerto live. “S.drino” riassume in pieno la sua filosofia e il suo pensiero.
Il turno successivo è affidato al rock consolidato dei Thee Jones Bones, uno fra i gruppi più conosciuti fuori dai confini valligiani. Non tradiscono le aspettative, fra echi alla Stones, scatenando l’esaltazione nelle prime file. “One more Whiskey”, è la loro(azzeccata) scelta per rappresentare “Camuniarama”.

Prima di proseguire con gli ultimi artisti, è doveroso spendere due righe sul clima della serata, cordiale, disteso, amichevole: grandi abbracci, strette di mano e sorrisi scorrevano a fiumi, fra persone sconosciute e non, con la promessa di rivedersi e la speranza di essere parte, nuovamente, di una serata del genere.
[PAGEBREAK] Un feedback positivo dal pubblico non poteva che caricare ulteriormente le esibizioni successive di DAS, progetto nato lo scorso anno dal genio di Ronnie Amighetti (sempre suoi anche i TUF – The Union Freego) e di Staggerman, una delle formazioni storiche della valle. Assente alla serata (ma presentissimo sul disco) Andrea Van Cleef. Suoni di chiara ispirazione d’oltreoceano per entrambi (con un Jeff Tweedy che aleggiava, sornione, nell’aria), i Das hanno presentato la loro “Vision”, mentre per Staggerman “Just Talking”.

Totalmente su altri ritmi è giocato lo show dei Fraulein Rottermeier, assenti da qualche mese dalle scene: l’incontenibile gioia del poter calcare nuovamente un palco è visibile sui volti di tutti i componenti; il frontman Giorgio Laini si lascia andare in un “Che bello”, emozionatissimo. Synth e ritmica potente la loro prerogativa, con testi che ironizzano sulle “maschere umane”. E c’è, chi dal pubblico, è pronto a saltare urlando che “È morta Maria”.
Ultimi solo da scaletta – ma non nei fatti – una delle esibioni più belle e cariche della serata, quella degli Jena, che a distanza di pochissimo tempo, confermano la loro maturità artistica proponendo “Bounty Hunter”, uno stoner rock potente come pochi in circolazione. Acclamati dalla folla, sono felicissimi di poter regalare un altro bis.

Emozione, sorrisi, talento e rispetto: questi sono gli ingredienti di “Camuniarama”, piccola roccaforte della musica indipendente e di qualità, eccellenza felice da far conoscere oltre i confini (mentali e fisici) della Valle.
Speriamo di rivederci presto!

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