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Crossover, influenze e linearità

9 Settembre 2002. Il destino di una delle più innovative bands degli ultimi anni sembra essare segnato. Durante il tour di supporto di “The Coma Imprint”, il furgone con a bordo i Candiria ha un grave incidente. Van distrutto, band in fin di vita. Carriera finita.

E invece eccoci qui a festeggiare il ritorno del combo newyorkese che da quella terribile esperienza sembra essersi ripreso alla grande, andando a sfornare un’album degno della propria fama. “What Doesn’t Kill You” è il solito concentrato di crossover, metal, hip hop, free jazz e hardcore che in questa circostanza piega il proprio impeto distruttivo in favore di una forma canzone più lineare anche se sezionata e decomposta come è solito aspettarsi dai Candiria. Se “Dead Bury Dead”, “Blood” o “1000 Points Of Light” ci restituiscono le furia sincopata di “300 Percent Density”, è con “The Nameless King”, “Remove Yourself” e “Down” che la band di Brooklyn rimescola le carte e si spinge oltre, verso lidi melodici e “easy listening” sconosciuti fino ad ora. Notevole è l’apporto melodico delle vocals di Carley Coma che in più di un’occasione emoziona con dei refrain che vi si stamperanno in testa e non vi lasceranno per giorni. Difficile dire se il cambio di direzione sia stato dettato da una ricerca musicale interna alla band oppure da un più subdolo tentativo di aprirsi la strada verso un pubblico e un riconoscimento più ampio. È certo che per molti die-hard fans queste innovazioni saranno viste come una perdita di integrità intollerabile ma tant’è: questi sono i Candiria targati 2004, prendere o lasciare. Noi propendiamo per la prima, senza pregiudizi sulla vera natura di questo mutamento. Perché questo “What Doesn’t Kill You” è davvero un disco fresco, vario, in bilico tra devastanti groove e emozionanti atmosfere rock. E a noi questo basta.
Quello che non ti uccide ti rende più forte…

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