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Cannes 2010: Vincitori e sconfitti

Quello che sulla carta sembrava essere uno dei festival migliori e più interessanti degli ultimi anni si è rivelato purtroppo un’amara delusione.
Paradossalmente, è stato proprio il Palmarès a mettere in ordine il concorso concedendo palme abbastanza meritate anche se, come ogni anno, con risultati noti da giorni e strascichi di polemiche.

Ecco dunque un riepiliogo: cominciamo con la Palma d’Oro al miglior film: “Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives” di Apichatpong Weerasethakul, le cui atmosfere devono aver fortemente impressionato il presidente di giuria Tim Burton. Di bianco vestito alla cerimonia di premiazione, il regista thailandese è apparso piuttosto emozionato anche se non è nuovo al giro dei festival. È stato l’idolo della kermesse assieme a Mike Leigh e il suo “Another Year” (clamorosamente escluso dal palmarès).
Per “Des hommes et Des Dieux” di Xavier Beauvois Gran Premio della Giuria, un secondo posto davvero meritato per un altro piccolo film molto amato dalla critica.

Il Prix d’interprétation féminine assegnato alla migliore attrice è andato a Juliette Binoche per “Copia Conforme” di Abbas Kiarostami, un omaggio alla carriera più che un premio ad una interpretazione non apprezzata, da molti accusata addirittura di manierismo in un film abbastanza bistrattato dalla critica specie francese.

Il Prix d’interprétation masculine assegnato al miglior attore è andato a Javier Bardem per “Biutiful” di Alejandro González Iñárritu ex-aequo con Elio Germano per “La Nostra Vita” di Daniele Luchetti. Se il primo praticamente ce l’aveva in tasca già da lunedì scorso (“Biutuful” ha diviso la critica, come ogni film di Iñárritu che si rispetti), la vittoria del nostro Germano ha sorpreso tutti, e il suo discorso ha fatto discutere parecchio.

Mathieu Amalric vince il Prix de la mise en scène assegnato al miglior regista per “Tournée”: attore franscese consolidato, Amalric e il suo strambo mondo tutto lustrini e paillettes delle drag queen ha divertito gran parte della critica, quindi un premio pienamente meritato anche se per molti la regia doveva andare a Leigh o a Iñárritu.

Lee Chang-dong si aggiudica il Prix du scénario assegnato al miglior sceneggiatore per il suo “Poetry”, anche questo premio discusso: per gran parte della critica meritava qualcosa in più, come un secondo posto e il premio alla migliore attrice.

Premio della giuria, “Un homme qui crie” di Mahamat-Saleh Haroun, film africano di denuncia sociale che tuttavia non ha incontrato il parere positivo unanime della critica.

Camera d’Or alla miglior opera prima di tutte le sezioni è andato al messicano “Año Bisiesto” diretto da Michael Rowe (una bella delusione per “Blue Valentine” con protagonisti Ryan Gosling e Michelle Williams).

Amarissima delusione per “Outrage” di Kitano, disprezzato dalla critica e completamente dimenticato dalla giuria. Non hanno incantato neanche “Chongqing Blues” di Xiaoshuai e Tavernier con il suo “Le Principesse Montepensier”.
“Fair Game”, “My Joy” e “Outside Of The Law” hanno ricevuto parecchi pareri favorevoli ma non sono riusciti ad arrivare ai giochi finali.
Praticamente ignorati “The Exodus 2″ e “Tender Son”: sarà perché sono stati presentati l’ultimo giorno del festival, ma anche il fatto di aver ricevuto brutte critiche non dev’essere stato di aiuto.

Insomma, un festival che non ha regalato grandi capolavori o film importanti. E anche i paparazzi hanno pianto, tranne la parantesi Crowe-Blanchett e i cast all-star di “Wall Street 2″ e dell’ultima fatica di Woody Allen, si sono viste davvero pochi volti noti non aiutando quest’ultimo festival di Cannes a catturare l’attenzione mediatica mondiale.
Ma si sa, Cannes offre sempre un’importante vetrina per il cinema mondiale e non smetterà mai di affascinare i cinefili di tutto il mondo.

A revoir. Appuntamento all’anno prossimo.

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