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Cannes 2013: Uno sguardo sui film in Concorso (e non solo)

Il prossimo Festival di Cannes (15-26 maggio) sarà una vera esplosione di gioia per tutti i cinefili, a giudicare dal parterre di titoli, in Concorso e non, e a un presidente di giuria, Steven Spielberg, che sembra il coronamento del sogno di tutti quelli che sono stati bambini tra la fine dei Settanta e gli inizio degli Ottanta, e non solo, visto che il regista di Cincinnati ancora oggi continua a convincere tutti e a farsi nuovi adepti.

Inizio col botto grazie alla proiezione di “The Great Gatsby”, fuori concorso, che dal trailer promette una versione originalissima, postmoderna e in 3D del capolavoro di Fitzgerald, grazie all’occhio personalissimo di Baz Luhrmann e a un Leonardo DiCaprio ormai inarrestabile nella sua scalata all’empireo hollywoodiano.
E su questa scia, il meglio del cinema americano più o meno giovane.

Partendo dai più maturi, di quelli che hanno indicato e indicano la via alle nuove leve, ci sono i fratelli Coen con Inside Llewyn Davis” ispirato alla vita del cantante folk Dave van Ronk, attivo a New York negli anni ’60, interpretato nel film da Oscar Isaac, attorniato da due dei migliori giovani attori americani, Carey Mulligan e Justin Timberlake, più una faccia nota del mondo dei Coen, John Goodman.

Alexander Payne porta invece “Nebraska” interpretato da Bob Odenkirk e Bruce Dern. Per quanto mi riguarda basterebbe la sola presenza di Odenkirk per vendermi il film a scatola chiusa, un road movie su un padre e un figlio (Bruce Dern e Will Forte) per la riscossione di un fantomatico premio da un milione di dollari, dal Montana al Nebraska, stato del regista, in cui ha ambientato tutti i suoi film.

Torna anche James Gray a cinque anni da “Two Lovers“, dramma d’amore che ha commosso tutti per l’impasto originalissimo di realismo e sentimentalismo cinematografico. Alla Croisette presenta “The Immigrant”, dove accanto al suo attore feticcio Joaquin Phoenix troviamo Jeremy Renner e Marion Cotillard.
[PAGEBREAK] Steven Soderbergh punta invece sulla biografia di Valentino Liberace con “Behind The Candelabra”, musicista e showman americano, realizzando un sogno di Michael Douglas che s’era proposto al regista per la parte all’epoca di “Traffic”. Accanto a lui Matt Damon e Dan Aykroyd. E, ciliegina sulla torta, a produrre il tutto il re mida della qualità televisiva HBO.

Si riconferma inoltre la consonanza tra i titoli del Sundance e la manifestazione francese: dopo la vittoria della Camera d’or in tutte le sezioni per “Re Della Terra Selvaggia” nel 2012, quest’anno è la volta di “Fruitvale Station” di Ryan Coogler, vincitore dell’ultima kermesse di Park City.

Ma il titolo più atteso, insieme ai lustrini di Luhrman, è senza dubbio la nuova fatica del duo Refn/Gosling, “Only God Forgives”, che ha generato hype di dimensioni bibliche dopo la l’exploit meritatissimo di “Drive” e delle opere precedenti del regista. Una produzione franco-svedese per un racconto sulla boxe tailandese sullo sfondo di Bangkok usato come copertura da due fratelli per lo spaccio di droga, in un vortice di sangue, vendetta e indagini poliziesche.

Dalla Francia arriva l’ultima fatica di un colosso come Roman Polanski, che in “La Venus a La Fourrure” tratto da Leopold von Sacher-Masoch ritrova la moglie e musa Emmanuelle Seigner, accanto all’ormai lanciatissimo (e bravissimo) Mathieu Amalric, per una nuova storia di autodistruzione sessuale e passionale, dopo “Luna Di Fiele”. Ancora, il nuovo film di Abdellatif Kechiche, La Vie D’Adele”, in cui la sedicenne protagonista si scopre attratta da una misteriosa ragazza dai capelli blu. E c’è una diciassettenne alle prese con le prime esplorazioni sentimentali anche al centro di “Jeune & Jolie” di François Ozon, altro fedelissimo della Croisette. Quinta partecipazione per Arnaud Desplechin, con “Jimmy P.” dove Benicio Del Toro, reduce americano che ha combattuto in Francia nel Secondo Conflitto Mondiale con l’aiuto dell’antropologo Mathieu Amalric cercherà di risolvere il mistero delle sue emicranie e delle improvvise perdite di vista e udito.

A metà tra Francia e Italia invece si pone “A Castle In Italy” dell’attrice e regista Valeria Bruni Tedeschi, al suo terzo film da autrice, dopo gli apprezzamenti ricevuti dall’opera precedente, “Attrici”, Premio Speciale Della Giuria a Cannes 2007.

E guarda all’oltralpe, con “The Past”, anche l’iraniano Asghar Farhadi, Oscar al miglior film straniero per “Una separazione”. Protagonisti della nuova pellicola Bérénice Bejo, già stella del pluripreiamato “The Artist”, e Tahar Rahim, attore francese d’origine algerina, indimenticato protagonista qualche anno fa di “Il Profeta” di Jacques Audiard.
[PAGEBREAK] Immancabile anche la cinematografia orientale, anche qui quasi tutti ritorni. Terzo Festival sia per il giapponese Hirokazu Kore-Eda con “Soshite Chichi Ni Naru”, che per il cinese Zia Zhangke con “Tian Zhu Ding”. E ancora Miike Takashi che si immerge nel mondo della criminalità con “Wara No Tate”, senza dimenticare la presenza di Johnnie To nella proiezione di Mezzanotte con “Blind Detective” in cui un poliziotto ormai ritiratosi (Andy Lau) tornerà a indagare, al fianco di un’ispettrice, per investigare su una rapina in banca.

L’Italia presenzia quest’anno con la quinta partecipazione consecutiva di Paolo Sorrentino: il regista napoletano ha presentato lì tutti i suoi film, tranne quello d’esordio, “L’Uomo In Più”, cui fu riservato comunque un esordio da tappeto rosso a Venezia. “La grande bellezza” sembra una personale e contemporanea “Dolce Vita” del regista napoletano e ci è stato descritta come una commedia dolceamara, un genere già sfiorato in parte con “This Must Be The Place”. Il cast eterogeneo e originalissimo per gli accostamenti non fa che aumentare la curiosità: da Carlo Verdone a Sabrina Ferilli, da Roberto Herlitzka a Giorgio Pasotti, da Isabella Ferrari a Dario Cantarelli, coro di voci che andrà ad attorniare il ritrovato sodale e alter ego, Toni Servillo, protagonista e occhio narratore di una bolgia di personaggi, a giudicare dalle scene del trailer, usciti dalla stessa matita dal tratto spesso della commedia all’italiana. Un’umanità tipica comunque anche del passato cinema di Sorrentino, la cui regia imponente e sottolineata ne è il perfetto corrispettivo stilistico, la più adatta a raccontare personaggi curiosi e al limite, spesso incarnati proprio da Servillo, che lo siano all’esterno (Toni Pisapia) o all’interno (Andreotti, Titta).

E se non bastasse quella pletora in concorso, anche la sezione Un Certain Regard si fregia di titoli imperdibili, a partire del nuovo film di Sofia Coppola (già Leone d’Oro a Venezia 2010 col suo ultimo film, “Somewhere”): “The Bling Ring”, la vera storia di un gruppo di ragazze che è riuscita a rubare una fortuna a celebrità come Orlando Bloom, Paris Hilton e Lindsay Lohan. E ancora “Bastards” di Claire Denis ed “As I Lay Dying” trasposizione cinematografica del romanzo di Faulkner ad opera di James Franco.

Non ci resta che attendere e augurarci ottime visioni.

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