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Cannes 2014, il diario di mercoledì 14 maggio

Ed eccomi arrivato sulla Croisette per il mio esordio al Festival di Cannes. Sole, caldo, mare, l’estate in Costa Azzurra è arrivata prima del tempo. Nemmeno il tempo di posare i bagagli che la concitazione e il fermento trascinano il povero avventore neofita nell’immane impresa di raccapezzarsi in spazi davvero giganteschi.

Cannes è grandeur pura fin dai primi passi. Dopo una ingessata conferenza stampa della giuria ufficiale, di cui trovate qui il resoconto, ci si catapulta immediatamente alla proiezione stampa del film d’apertura della rassegna, “Grace of Monaco” di Olivier Dahan, presentato fuori concorso (qui la recensione). Prima grande delusione, è bene dirlo subito. Mitigata comunque da aspettative personali piuttosto basse.

Il tam tam della rete parla già di completo fallimento, ma è bene fare alcune precisazioni. “Grace” è la classica opera con un soggetto interessante non trasformato in una buona sceneggiatura. Perché, aldilà della narrazione inverosimile da soap che provoca più volte il riso involontario, due o tre idee forti di cinema ci sono. A partire dal piano sequenza di apertura, che parte dietro un trasparente per poi svelare il set cinematografico dell’ultimo film interpretato da Grace Kelly (una Nicole Kidman particolarmente mimetica ma freddina), fino a seguirla nel suo camerino e mostrarcela finalmente in viso, però riflessa in uno specchio. Inizio folgorante.

Poi ci si perde nel calligrafismo di una narrazione patinata e inverosimile, con Ranieri di Monaco interpretato da un Tim Roth completamente fuori parte. Il film si concentra sul biennio ’61/’62, e sulla diatriba tra il Principato e la Francia in merito allo status di paradiso fiscale dello staterello monegasco. Non funziona la soap, non funziona nemmeno il tentativo di cinema “storico”. Ma Dahan voleva raccontare altro.

La cosa più interessante del film è il rapporto tra Grace, ex attrice ora principessa e perennemente corteggiata dal suo mentore Hitchcock per un ritorno sulle scene, e Maria Callas, interpretata da Paz Vega, che il film ci fa vedere compagna del miliardario Aristotele Onassis, che l’avrebbe poi abbandonata per Jacqueline Kennedy dopo l’assassinio del marito a Dallas nel novembre del 1963. Due artiste, un’attrice e una cantante, frustrate nei loro talenti da compagni celebri e accentratori.

Il climax del film è una festa monegasca in onore della Croce Rossa, presente tutto il bel mondo. La Callas intrattiene la platea con una prestazione da brividi. Lei può ancora esprimere la sua arte, almeno ogni tanto, Grace no, è stata costretta a ritirarsi dalle scene. La macchina da presa va su Grace/Nicole, che ha uno strano sguardo negli occhi. Arriva il suo momento, il discorso che deve metter pace tra il Principato e la Francia, alla presenza di De Gaulle. E qui Dahan cita il celebre discorso finale di Chaplin ne “Il grande dittatore “, inquadrando la Kidman nello stesso modo, con un piano americano compreso di microfono, avvicinandosi però poi sempre più alla sua star. Quando si arriva in primissimo piano, la Kidman e la vera Grace sono indistinguibili, sono la stessa persona.

Il film voleva parlarci di una principessa che capisce il suo ruolo solo quando decide d’interpretarlo, di fingere. Interessantissima chiave di lettura, buona per un corto, però: qui è annacquata da un’ora e quaranta di narrazione insostenibile. Nel film Grace/Nicole saluta e stringe mani su varie passerelle ai suoi “sudditi” del Principato, qui a Cannes (pochi chilometri di distanza) Nicole/Grace fa la stessa cosa. Vertiginosa identificazione tra attore e personaggio. E film perfetto per l’apertura del Festival, un peccato davvero.

Due parole sulla cerimonia d’inaugurazione, che non è stata null’altro che una serie di montaggi delle carriere cinematografiche dei vari componenti della giuria: presente in platea il cinema francese al gran completo e non solo. Ed ora si comincia a far sul serio: mi aspetta la proiezione in anteprima del primo film in concorso, “Timbuktu” di Abderrahmane Sissako. Ve ne parlerò in una recensione apposita, come di tutti gli altri film della kermesse. Seguite il Festival su LoudVision, e non perderete davvero nulla. A domani.

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