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Cannes 2014, il diario di sabato 17 maggio

Inizio col botto per il sabato cannense, giornata che si prospetta particolarmente lunga perché è l’unica con la proiezione a mezzanotte inoltrata, un western iper-glamour con Mads Mikkelsen e Eva Green, l’uno definitivamente lanciato da “Hannibal“, l’altra che dopo il seguito di “300” non fa altro che film in costume (lo faccio il commentino stupido ammiccante “eppure starebbe così bene senza”? No, non lo faccio). Ma lasciamo i pistoleri danesi di “The Salvation” a più tardi e torniamo seri (per tutta la giornata ero convinto che il film parlasse di vichinghi. Ma perché, ma chi me l’aveva detto? Mistero …).

Torniamo seri perché il primo film della mattinata rischia davvero di rimanere la migliore esperienza cinematografica di tutta questa edizione del festival. Il grande documentarista Frederick Wiseman piomba (anzi plana, vista l’eleganza) sulla Quinzaine des Réalisateurs con il nuovo documentario “National Gallery“. Un inno all’arte attraverso una ricognizione completa di un luogo dove l’arte è considerata un patrimonio dell’umanità non solo a parole, ma attraverso la pratica quotidiana. Lezioni vere e proprie, di cinema e di critica artistica. Ascolterete cose come «un quadro non ha tempo: un film, un libro dispiegano una narrazione, il pittore deve fermare tempo, narrazione e mondo in un’immagine unica». Piccole perle di saggezza disperse in tre ore dense e necessarie. Solo Enrico Ghezzi mostra su Fuori orario i film di Wiseman a cadenza più o meno regolare, vi consiglio di tenerli d’occhio. Dopo la proiezione l’incontro col pubblico e l’occasione d’interloquire col maestro, trovate tutto qui.

Soddisfatto per uno di quegli incontri magici possibili solo qui e in pochi altri luoghi, torno verso il Palais per recuperare uno dei film di Un Certain Regard che da ieri è sulla bocca di tutti, “La chambre bleue“, diretto da Mathieu Amalric, affermato attore francese palese sosia di Polanski da giovane (Roman gli ha infatti dato il personaggio del proprio alter ego nel magnifico “Venere in pelliccia”). E invece mi trovo di fronte un gialletto di un’ora e un quarto che sembra comunque interminabile, tratto da Simenon. È grave guardare l’orologio più volte in un film così breve, un esercizio di stile che nella parte centrale si pianta in una stazione di polizia per un interrogatorio e non ne esce più. Il poliziotto “interrogatore”, poi, ha uno squarcio di approfondimento sul personaggio che rimane lì, appeso nel vuoto. Allungare un po’ il film e far muovere la storia un pochino di più poteva essere consigliabile, ma visto che è piaciuto quasi a tutti magari sto sbagliando io. La vulgata generale è che meritasse il concorso principale come rappresentante francese invece dell’unico che ho perso finora, la biografia su Yves Saint-Laurent (volete che lo recuperi? Volete DAVVERO che lo recuperi?). Quanto dev’essere brutto il film di Bertrand Bonello?

Alle 19 è il momento dell’anteprima stampa dell’unico italiano della selezione principale, “Le meraviglie” di Alice Rohrwacher. Vi rimando alla recensione, molto impressionista e immediata questa volta. Uno scombinato film pieno di passione e con l’intenzione di lanciare un urlo, più che un messaggio, una richiesta d’aiuto. Quel mondo che nel film vediamo scomparire è già scomparso? Le immagini del finale che datazione hanno? Gli intenti a volte devono essere premiati prima di ogni altra cosa; la stampa nazionale, come sempre, è fortemente divisa. Un’ultima annotazione su Monicona Bellucci, che per essere credibile nella recitazione deve parlar poco, interpretare un personaggio di estrazione popolare, meglio se proveniente dall’Umbria/Lazio: in questo caso missione compiuta, nel ruolo di una sorta di Galadriel dei poveri(ssimi).

Giornata di miele (che viene prodotto dai protagonisti de “Le meraviglie”), e di marmellate (che, avvelenate, provocano sconquassi nel film di Amalric). Ci aspettiamo delle passate di pomodoro per il prosieguo della serata, ma si finisce invece a New York, dove comunque il vino scorre a fiumi, in “The Disappearance of Eleanor Rigby” di Ned Benson, in competizione ad Un Certain Regard. Proiezione assediata da fan di ambo i sessi per la presenza annunciata e confermata di James McAvoy e Jessica Chastain (le foto nella gallery), in tutto il loro splendore — specie lei, se mi permettete.

Il film è la classica commedia indipendente americana dall’andamento prevedibile ma calibrata al millesimo, un meccanismo oliato, perfetto, senza sbavature. Non ci si può esaltare davanti a questo tipo di cinema, ma nemmeno negarne la forza, l’appeal. Ed è, poi, un cinema commerciale ben distante dagli Zalone e dai Pio&Amedeo del cinema italiano (Valsecchi ha preso ora i The Pills, tra l’altro, forse la prima scelta interessante e che di sicuro verrà premiata molto meno al botteghino). La Chastain sullo schermo è miracolosa, una delle più belle cerature cinematografiche dai tempi di Marilyn, probabilmente. Lo scontro secondario dello script è quello tra genitori e figli, e tra le loro rispettive musiche: qui Ned Benson si schiera dalla parte del pop stupido attuale al posto di questi noiosi settantenni che hanno rotto le scatole coi Rolling Stones e che chiamano le proprie figlie Eleanor Rigby. No Ned, così non va proprio. Grandissimo cast di contorno: William Hurt e Isabelle Huppert su tutti, i genitori di Eleanor.

È stata una giornata intensa, si potrebbe anche tornare a casa, andare a dormire, svegliarsi presto per il western in concorso di domattina con Tommy Lee Jones, evitare cazziatoni da parte dei redattori in Italia… E invece si passa dal red carpet, s’intravedono Mads Mikkelsen e Eva Green e non si resiste: è sabato, siamo a Cannes, è l’unica proiezione notturna, quando mi ricapita? Entro, deciso. Il film è “The Salvation” di Kristian Levring. Maledetto me e a quando ho deciso di non andare a letto. Io non esco MAI prima della fine delle proiezioni, guardo sempre tutto fino alla fine, anche se il film mi fa schifo: stavolta non ce l’ho fatta. Un western con sfondi digitali, trama inesistente, cattivi ridicoli, Eric Cantona con la panza e la barba che guarda torvo e non fa altro, un disastro totale. Questa robaccia non dovrebbe essere a Cannes. Al decimo primo piano con la faccia torva di Eva Green (personaggio senza battute!), Bernardo Bertolucci dev’essersi destato dal sonno coi sudori freddi… per poi rimettersi a dormire subito dopo. A questo punto non c’è salvezza, si è fatto tardissimo, e per un film ignobile. Fustigandomi per tutta la strada del ritorno a casa (breve, per fortuna) vi auguro la buonanotte. A domani.

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