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Cannes 2014, il diario di sabato 24 maggio: pronostici e speranze

E siamo arrivati alla giornata finale, anticipata al sabato per permettere al carrozzone festivaliero di tornare domani nelle rispettive terre d’origine ed esprimere il proprio voto elettorale. Palais di Cannes sempre più vuoto, oggi non è più il giorno degli addetti ai lavori, è il giorno del pubblico, assiepato sotto il sole dal primo pomeriggio per assistere alla sfilata di star che attraverseranno il red carpet per partecipare alla cerimonia di premiazione di questa sera alle 19. Una breve sintesi della mattinata, per poi lanciarsi in previsioni e auspici sui risultati finali.

Alle 11 recupero il film trionfatore di Un Certain Regard, l’ungherese “White God” di Kornél Mundruczó. Una strana commistione tra film d’autore e B-movie, premiato a mio parere per l’estrema originalità del punto di vista, pur annacquata da un citazionismo insistito e a tratti quasi fastidioso. La sequenza d’apertura è potentissima, indimenticabile: centinaia di cani inseguono una bambina in bicicletta. Il film viaggia su due piani separati: quello umano funziona pochissimo, quello “canino” molto di più. L’odissea del protagonista a quattro zampe parte come un film anni 80 di Jean-Jacques Annaud, continua come un romanzo di Jack London, e si chiude con la rivolta del canile a metà strada tra “L’alba del pianeta delle scimmie” e “Gli uccelli”. Premio meritato? No, a mio parere.

Molto meglio l’altro recupero di giornata sempre del Regard, il magnifico “Jauja” di Lisandro Alonso. Era il passaparola del festival, un passaparola benedetto in questo caso. Cinema di qualità stellare, con un Viggo Mortensen che recita in danese e in spagnolo e un finale onirico, magico, spiazzante.

Contenti per il Premio della Giuria a Wim Wenders e al suo documentario su Sebastião Salgado. Per quanto riguarda il premio per la migliore interpretazione andato a David Gulpilil per il film di Rolf De Heer “Charlie’s Country“, era l’unico attore di cui vi avevo parlato nell’articolo di presentazione della sezione prima del festival. Ho portato bene, insomma, al buon David, attore aborigeno a cui facciamo comunque i complimenti, anche se il film non siamo riusciti a vederlo.

Ed andiamo a tracciare bilanci allora, ad auspicare riconoscimenti, a fare previsioni.

Per me, come saprete se avete seguito i miei articoli da Cannes, Godard su tutti, premio alla carriera per il presente, per il passato e per il futuro. Ma non vincerà nulla. Subito sotto, Mike Leigh e Bennett Miller, autori dei parimenti giganteschi, per motivi diversi, “Mr. Turner” e “Foxcatcher”. Ma non prenderanno niente nemmeno loro, ci metto la mano sul fuoco.

Poi arrivano Xavier Dolan e David Cronenberg. Xavier con il suo “Mommy” è tra i favoritissimi della vigilia. Sarei davvero contento per lui. Faccio un appello a Jane Campion e alla giuria tutta: perché non premiare con Palma e Gran Prix il nuovo e il vecchio, perché non lanciare un segnale, un Festival di Cannes radicato nella storia del cinema ma sempre pronto ad individuare con prontezza il talento emergente? Perché, insomma, non premiare Xavier Dolan e Jean-Luc Godard?

C’è da segnalare un altro aspetto, io ora ve lo dico, poi vediamo se ci prendo. Le composizioni di Concorso e Giuria lanciano segnali precisi al palmares finale, succede quasi sempre questo. Prendiamo l’ultimo festival di Venezia, ad esempio: la vera novità era la presenza di due documentari in concorso, e uno dei due (“Sacro GRA”) si è preso il Leone (immeritatamente, a mio parere). A Cannes l’accento è stato posto sulle donne: la Campion presidente della giuria, la continua sottolineatura di essere l’unica donna ad essere stata premiata nella storia del Festival. Io vi pronostico che la Rohrwacher o la Kawase vinceranno qualcosa d’importante, forse il premio massimo, vediamo se ci prendo.

Per gli attori siamo tutti d’accordo con i pronostici: Marion Cotillard miglior attrice per il film dei fratelli Dardenne, Timothy Spall miglior attore per il suo William Turner diretto da Mike Leigh.

Prima di andare nella sala Debussy insieme agli altri colleghi per seguire la premiazione, è doveroso salutarvi. Raccontarvi il Festival di Cannes è stato un privilegio, un piacere vero. Se anche uno solo di voi si è “dentro” l’evento grazie a queste righe, il mio lavoro ha raggiunto il suo scopo. Se ho scritto solo per me stesso, sarà stata una sterile coltivazione del mio ego, non per questo meno divertente. Scusatemi se vi annoiato, tediato, irritato, non era intenzione; se vi ho strappato un mezzo sorriso qualche volta, anch’io avrò vinto la mia Palma d’Oro personale. Stasera cercherò di sbronzarmi a Cannes per festeggiare ma, visto il rapporto prezzi/portafoglio, credo mi convenga andare al supermercato a comprare una bottiglia di alcool etilico. Non più a domani, quindi, ma all’anno prossimo (io comincio già a fare il conto alla rovescia, in fondo mancano “solo” 350 giorni).

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