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Cannes 2014: Fuori Concorso e Un Certain Regard

Completiamo la ricognizione della selezione ufficiale della 67esima edizione del Festival di Cannes con uno sguardo alle opere presentate fuori concorso, e a quelle della sezione Un Certain Regard (qui l’approfondimento sul concorso).

L’apertura del Festival sarà affidata a “Grace of Monaco” di Olivier Dahan, con Nicole Kidman nel ruolo della defunta principessa Grace Kelly, che precedentemente aveva deliziato le platee cinematografiche come musa di Alfred Hitchcock. Il film non è un biopic classico, ma si concentra su sei mesi del 1962, il periodo immediatamente precedente e successivo al matrimonio con Ranieri di Monaco. Grado di attesa per questo film? Discretamente sotto lo zero, per quanto mi riguarda…

Torna anche il maestro cinese Zhang Yimou con “Coming Home“, tratto dal romanzo di Yan Geling, ancora con la sua attrice prediletta Gong Li. Che Zhang abbandoni i film “di regime” e ritorni ad essere quell’anima critica che trionfò a Venezia più di vent’anni fa con il meraviglioso “Lanterne rosse”? Noi ci speriamo tanto.

Spazio anche ai più piccoli con il seguito di quel “Dragon Trainer“, il film d’animazione targato DreamWorks che, ormai quattro anni or sono, rappresentò uno dei più grandi successi della stagione cinematografica statunitense. Ancora con le voci di Jay Baruchel, America Ferrera e Jonah Hill, che dovrebbero accompagnare la pellicola sulla Croisette.

E andiamo ad occuparci della sezione Un Certain Regard, creata nel 1978 da Gilles Jacob, e che da sempre rappresenta una sorta di premio di consolazione per gli autori affermati scartati dal concorso e un trampolino di lancio, invece, per gli esordienti (vedi la nostra Alice Rohrwacher, partita da qui due anni fa per arrivare ora alla “serie A”).

Basterebbe scorrere l’elenco dei premiati per il miglior film della sezione negli anni scorsi per rendersi conto della qualità assoluta fuoriuscita da quel “certo sguardo“. Nel 2013, ad esempio, a trionfare fu il bellissimo “L’image manquante” di Rithy Pahn, arrivato poi fino alla cinquina per il miglior film straniero agli Oscar. Anche l’Italia riuscì a prevalere, nel 2003, con il fluviale “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana.

Quest’anno possiamo riprovarci, con probabili scarse possibilità di successo, con “Incompresa” di Asia Argento. Versione al femminile, e ambientata negli anni Ottanta, dell'”Incompreso” di Luigi Comencini, a mio parere una delle opere meno riuscite del regista lombardo. Charlotte Gainsbourg e Gabriel Garko nel cast: sarà lo “scult” dell’anno? Le premesse ci sono tutte. Che la figlia d’arte abbia giocato col titolo e col suo ruolo di figlia d’arte è, a mio parere, più che certo. Che Asia abbia dato prove migliori nella sua carriera dietro la macchina da presa piuttosto che davanti, lo è altrettanto. Staremo a vedere, ma in questo caso un alone di malsana curiosità aleggia intorno al progetto.

Dando una scorsa all’elenco delle opere in gara (la giuria sarà presieduta dal regista e sceneggiatore argentino Pablo Trapero), spicca l’esordio da regista di Ryan Gosling con “Lost River“, tra noir e fantasy, tra mondi sotterranei e città sottomarine. Potrebbe rappresentare la grande sorpresa, le voci di corridoio lo davano in concorso. Nel cast Saoirse Ronan ed Eva Mendes.

A chiudere la rappresentativa “attori/registi”, ecco Mathieu Amalric, reduce dalle sedute psicoanalitiche polanskiane, con “La chambre bleue“, tratto da un romanzo di Simenon. Qui Amalric si sdoppia e interpreta anche il ruolo del protagonista.

L’attesa è tutta per “The Salt of The Heart“, il nuovo progetto documentaristico di Wim Wenders che firma a quattro mani con Juliano Ribeiro Salgado un omaggio al padre di quest’ultimo, il fotografo Sebastiao Salgado. Un padre assente e un grande artista, il focus del documentario è su questa dicotomia. Nell’ultimo decennio, le opere migliori di Wenders non sono state quelle di fiction: ne ricordiamo due su tutte, “The Soul of a Man” e “Pina”. Ci aspettiamo molto, lo ribadiamo ancora una volta.

Dopo il delizioso e sperimentale “Dr. Plonk“, passato qualche anno fa al Festival di Roma, torna l’australiano d’Olanda Rolf De Heer con “Charlie’s Country“, ancora una volta con il suo attore feticcio e portafortuna David Gulpilil.

Ad aprire la sezione, avremo il film francese “Party Girl” diretto a sei mani da Marie Amachoukeli, Claire Burger e Samuel Théis, la storia di un intrattenitrice di cabaret al confine tra Francia e Germania. Storia di donne diretta (anche) da donne. Ed è proprio questa una delle particolarità del Certain Regard 2014: la folta presenza femminile. Oltre alle registe già nominate troviamo Jessica Hausner (“Lourdes”) con “Amour fou“, Keren Yedaya con “Harcheck mi headro“, Pascale Ferran con “Bird People“, July Jung con “Dohee-ya“: un segnale importante di cui Jacob e Frémaux andavano giustamente fieri nella conferenza stampa di presentazione. Vogliamo scommettere che il film più bello di Cannes 2014 uscirà proprio da qui?

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