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Cannes 2014: Quinzaine des Réalisateurs e Semaine de la Critique

Non di sola selezione ufficiale vive la Croisette. Oltre a quelli del concorso, del fuori concorso e di Un Certain Regard, sono noti da qualche giorno anche i programmi delle sezioni parallele della 67esima edizione del Festival di Cannes.

Cominciamo dalla Quinzaine des Réalisateurs (qui tutti i titoli), spazio non competitivo aperto alla sperimentazione e ai nuovi linguaggi, presente dal 1968. Ad organizzarlo è la Société des Réalisateurs de Films, associazione degli autori cinematografici francesi.

Diamo intanto uno sguardo ai nomi noti, dai quali ci si aspettano opere quantomeno al livello delle precedenti.

Torna il vecchio John Boorman a dieci anni da “In My Country”, drammone d’impegno sociale nel Sud Africa post-apartheid. “Queen and Country” è un seguito del suo “Anni ’40”, la guerra vista dagli occhi di un bambino, nello stile dello spielberghiano “L’impero del sole” ma con una forte dose di humour britannico. Rowan è cresciuto, e va a combattere la guerra di Corea. Speriamo che Boorman riesca a replicare almeno in parte il miracoloso equilibrio tra toni diversi e all’apparenza inconciliabili che reggeva il capostipite.

Dopo il torrenziale “At Berkeley”, che amici e colleghi mi dicono notevole ma che io ho perso all’ultima edizione del Festival di Venezia, Frederick Wiseman ci porta questa volta nella “National Gallery” londinese. Forse il più grande documentarista vivente e uno dei più bei musei del mondo: l’accoppiata si preannuncia impedibile.

Grande interesse suscita anche il nuovo lungometraggio animato di Isao Takahata, “Le conte de la Princesse Kaguya“, da sempre sodale di Miyazaki e suo fidato produttore allo Studio Ghibli.

Da tenere d’occhio, poi, i due fuoriusciti dal Sundance: “Whiplash” di Damien Chazelle, il vincitore della rassegna indie statunitense, e “Cold in July” di Jim Mickle.

In proiezione speciale vedremo “P’tit Quinquin“, la serie televisiva prodotta per il canale franco/tedesco “Arte” da Bruno Dumont, premiato una quindicina d’anni fa qui a Cannes dal presidente di giuria David Cronenberg per il suo durissimo “L’humanité”.

L’appuntamento di culto, comunque, è uno e uno solo: la proiezione della versione restaurata in 4K di “Non aprite quella porta” di Tobe Hooper a quarant’anni dalla prima uscita. Vista l’annunciata presenza del regista, si aspettano file chilometriche e spintoni all’ingresso alla stregua di un “Black Friday” pre-Ringraziamento. Il vostro umile cronista farà di tutto per essere presente all’evento.

Un rapido sguardo, infine, al programma della Semaine de la Critique (qui tutti i titoli), la sezione a cura del sindacato dei critici cinematografici francesi che seleziona opere prime o seconde da tutto il mondo.

E qui troviamo anche l’Italia con “Più buio di mezzanotte” di Sebastiano Riso, regista esordiente con un cast interessante, forte, tra gli altri, di Micaela Ramazzotti, Vincenzo Amato e Pippo Delbono. Del “nostro” film abbiamo già disponibile una breve sinossi: “Davide non è un adolescente come gli altri. C’è qualcosa in lui, nel suo aspetto, che lo fa somigliare ad una ragazza. Davide ha quattordici anni quando scappa di casa. Il suo istinto, o forse il destino, lo porta a scegliere come rifugio il parco più grande di Catania: Villa Bellini è un mondo a parte, che il resto della città fa finta di non vedere. Il mondo degli emarginati, a cui appartengono anche La Rettore e il suo gruppo di amici, coetanei di Davide e come lui scappati dalle rispettive famiglie. Quando Davide viene accettato in quella famiglia allargata, il passato da cui stava fuggendo sembra svanire definitivamente. Fino a quando il passato irrompe nel presente e a Davide tocca la scelta più difficile, di fronte alla quale si trova, questa volta senza possibilità di fughe o rinvii, da solo“.

I più attesi, ascoltando le voci di corridoio, sono lo statunitense “It Follows” di David Robert Mitchell e il francese “Hope” di Boris Lojkine. Da seguire con curiosità, fuori concorso, “Respire”, l’esordio dietro la macchina da presa di Mélanie Laurent, già violinista per Mihaileanu (“Il concerto”) e vendicativa Shosanna per Tarantino (“Bastardi senza gloria”).

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