Home > Rubriche > Eventi > Cannes 2014: Uno sguardo sul concorso

Cannes 2014: Uno sguardo sul concorso

Il presidente Gilles Jacob e il direttore artistico Thierry Frémaux hanno presentato il 17 aprile in una conferenza stampa i film che comporranno la selezione ufficiale del Festival di Cannes 2014 (qui l’elenco completo).

Iniziamo dalle assenze. Non ci sono “Knight of Cups” e “Francofonia”, le tanto ventilate nuove opere di Terrence Malick e Aleksandr Sokurov, il che ci fa ben sperare per una loro presenza a Venezia. Non c’è l’atteso ritorno al lungometraggio di Emir Kusturica con il suo “On the Milky Road”. Non ci sono nemmeno i “Big Eyes” della pittrice americana Margaret Keane filmati da Tim Burton e “Inherent Vice”, il nuovo Paul Thomas Anderson tratto da Pynchon ancora con Joaquin Phoenix. Questo per dimostrare che i rumours della vigilia e l’overdose di news semiufficiali che occupano da mesi tutti i siti specializzati lasciano il tempo che trovano. Apprezzate la scelta editoriale di LoudVision di non partecipare a questo tiro al piattello allo spararla più grossa davvero di dubbio gusto. Noi ci muoviamo solo quando c’è da parlare di cose vere, certificate e annunciate ufficialmente.

Arrivando finalmente a parlare delle presenze a Cannes, non abbiamo certo di che lamentarci. La selezione dei film in Concorso appare come sempre equilibrata, sia geograficamente che nella divisione tra vecchi maestri e nuove promesse. Quest’anno c’è anche una forte presenza femminile, a dimostrazione dell’attenzione dei selezionatori nel compiere scelte inattaccabili, almeno sulla carta e a bocce ancora ferme.

La pattuglia dei film francesi è come sempre nutrita, a cominciare dal biopic “Saint Laurent” di Bertrand Bonello (da non confondere con quello di Jalil Lespert attualmente in sala, davvero singolari questi due progetti paralleli sullo stilista francese). Abbiamo poi Olivier Assayas con “Sils Maria“, un’annunciata grande performance di Juliette Binoche, prima seria candidata alla Palma d’Oro, e il ritorno dopo il trionfo a Hollywood di Michel “The Artist” Hazanavicius con “The Search“.

Noi cinefili, comunque, non aspettiamo altro che la sfilata sulla Croisette del maestro supremo Jean-Luc Godard con il suo “Adieu au langage“, opera sull’incomunicabilità tra i sessi che batte bandiera svizzera. Una scelta perfettamente in sintonia con l’anticonvenzionalità militante di uno dei padri della Nouvelle Vague, il più intransigente e coerente: consegnare una Palma ai vicini svizzeri rappresenterebbe un delizioso sberleffo.

Francofono anche il canadese del Québec Xavier Dolan, giovane promessa mai distribuita e completamente sconosciuta agli spettatori italiani, che dopo il meraviglioso “Tom à la ferme” a Venezia 70 sbarca anche a Cannes con il suo “Mommy“. Rientrano nella pattuglia degli habitué festivalieri i fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne: aspettiamo con ansia il loro “Deux jours, une nuit“, presentato da Frémaux come un «western belga» (?!!).

La rappresentativa statunitense si affida a Tommy Lee Jones e al suo “The Homesman” (dopo il bellissimo western “Le tre sepolture” attendiamo la nuova prova dell’attore/regista con curiosità) e a “Foxcatcher” di Bennett Miller, su un caso di cronaca nera che scosse gli USA nel 1996, con un cast davvero glamour forte di Channing Tatum, Mark Ruffalo, Steve Carell e Sienna Miller.

I film che si annunciano prettamente “da festival” (che per me vuol dire solo difficilmente commerciabili, sia chiaro) sono quelli di Atom Egoyan, “Captives“, Andrei Zvyagintsev (vincitore un decennio fa di un sorprendente Leone d’Oro a Venezia con “Il ritorno”, Bellocchio la prese malissimo per la mancata premiazione di “Buongiorno, notte” e ancora se lo ricorda), “Leviathan“, e “Sommeil d’hiver” del turco Nuri Bilge Ceylan, che si candida già al premio Maratona del Festival con le sue abbondanti tre ore e un quarto di durata.

In una categoria a parte, slegata dalla provenienza geografica, ma tutti comunque rigorosamente anglofoni, i tre grossi calibri della selezione, che vi presento in ordine (opinabile) di preferenze personali: David Cronenberg con il suo “Maps to the Stars“, che potrete vedere in sala dal 21 maggio a Festival appena concluso, Ken Loach con “Jimmy’s Hall“, punto di riferimento politico/ideologico oltre che cinematografico, e Mike Leigh con “Mr. Turner“, biopic sul celeberrimo pittore e incisore inglese William Turner vissuto a cavallo tra Settecento e Ottocento.

E, infine, ci siamo anche noi, c’è anche l’Italia, completamente a sorpresa. Potevamo aspettarci magari il biopic su Giacomo Leopardi di Mario Martone con Elio Germano, e invece troviamo in concorso l’opera seconda di Alice Rohrwacher, “Le meraviglie“, con la sorella Alba e Monica Bellucci nel cast. Vi pubblichiamo, per puro spirito campanilistico, una breve sinossi: «L’estate di quattro sorelle capeggiate da Gelsomina, la primogenita, l’erede del piccolo e strano regno che suo padre ha costruito per proteggere la sua famiglia dal mondo “che sta per finire”. È un’estate straordinaria, in cui le regole che tengono insieme la famiglia si allentano: da una parte l’arrivo nella loro casa di Martin, un ragazzo tedesco in rieducazione, dall’altro l’incursione nel territorio di un concorso televisivo a premi, “Il paese delle Meraviglie”, condotto dalla fata bianca Milly Catena».

Insomma, a una prima occhiata, una selezione interessante a rappresentare uno sguardo onnicomprensivo sul meglio che ha da offrire qui e ora il cinema mondiale; difficile ripetere la sensazionale edizione dello scorso anno, forse, ma le premesse per non rimanere delusi ci sono tutte.

Scroll To Top