Home > Recensioni > Cannes 2015 — La Tête Haute

La 68esima edizione del Festival di Cannes apre i battenti, e si parte subito con un inno alla nazione che lo ospita, una vera e propria (semi)esaltazione del sistema giudiziario e riabilitativo francese. Ma andiamo con ordine.

A inaugurare la rassegna quest’anno è stato scelto “La Tête Haute” dell’attrice/regista Emmanuelle Bercot, alla sua sesta prova dietro la macchina da presa dopo aver recitato, tra gli altri, per Bertrand Tavernier (il prossimo Leone d’Oro alla carriera della Mostra di Venezia).

Le polemiche per la massiccia presenza transalpina in concorso e nelle altre sezioni non si placheranno certo dopo la proiezione ufficiale di “La Tête Haute”, a nostro parere, non ha né le qualità  né l’appeal per aprire la più grande manifestazione cinematografica del mondo.

Malony (Rod Paradot) vive la sua adolescenza dentro e fuori il carcere minorile. Sul suo percorso si imbatte fortunatamente il magistrato quasi in pensione Florence (Catherine Deneuve) e Yann (Benoît Magimel), un professore dal passato tormentato. I due fanno di tutto per portare un po’ di equilibrio nella vita di Malony e lo mandano in un centro educativo molto rigoroso dove il ragazzo incontra Tess, la ragazza che con il suo amore contribuirà a fargli risalire la china.

Se avete visto il bellissimo “Mommy” di Xavier Dolan, vincitore qui a Cannes del Premio della Giuria lo scorso anno, avete già familiarizzato con il personaggio principale, che è davvero simile (caratterialmente e persino fisicamente): ma gli accostamenti possono fermarsi qui. Se il giovane regista canadese c’immergeva nel film e nei personaggi e ci portava ad una totale empatia con la materia narrata, in “La Tête Haute” questo succede davvero di rado.

Tutte le svolte narrative sono ampiamente prevedibili anche da uno spettatore poco smaliziato, e l’eccessiva moltiplicazione di finali e sottofinali diluisce eccessivamente quel minimo di tensione emotiva accumulata nella parte centrale (anche se si avvale di escamotage “facili”, come lo spettacolare incidente stradale che è ormai diventato un topos narrativo del cinema contemporaneo).

Tutto da buttare quindi? No, la mano registica di Emmanuelle Bercot è a tratti delicata e sapiente, ed un piano sequenza ospedaliero rimarrà comunque nella vostra memoria. Menzione finale per la Deneuve, nel film giudice, madre, depositaria dell’autorità, del buon senso, fondamentale nella riabilitazione: la Francia in tutto il suo splendore. Ma Florence, il suo personaggio, sta andando in pensione, segno di una grandeur sul viale del tramonto: la Bercot vorrebbe rassicurarci sul passaggio di testimone.

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