Home > Recensioni > Cannes 2015 — Louder Than Bombs

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Al Festival di Cannes quest’anno devono aver selezionato i film del Concorso ufficiale visionando solo i soggetti. Già in un più di un’occasione ci siamo trovati di fronte ad idee interessanti che non reggono la durata e crollano miseramente nella seconda parte.

È il caso (in parte) anche di  “Louder than Bombs” del regista norvegese (ma nato in Danimarca) Joachim Trier, alle prese alla sua terza prova con una coproduzione tra Scandinavia e USA e un cast internazionale di livello. Ambiziosissimo, un dramma familiare imperniato attorno ad una figura materna suicida (ma ancora ingombrante e presente nel ricordo dei tre componenti del nucleo familiare rimasti) che vorrebbe parlarci di tantissime cose ma, in fin dei conti, nemmeno una arriva diretta e chiara allo spettatore.

Un padre (Gabriel Byrne) e due figli, il maggiore Jonah (Jesse Eisenberg) e l’adolescente Conrad (Devin Druid), sono costretti a fare i conti con la morte per incidente stradale della madre, Isabelle (Isabelle Huppert), apprezzata fotografa di guerra. Il lutto riverbera in modo diverso in ognuno di loro, coincidendo con un momento di difficoltà e di svolta, di cui è allo stesso tempo causa e conseguenza. Le circostanze della morte di Isabelle condizionano i sentimenti e i pensieri dei tre uomini, così come le scelte da lei fatte in vita hanno condizionato fino all’ultimo l’esistenza e i legami della famiglia.

Ognuno dei tre uomini di casa meriterebbe forse un film a parte per approfondirne il vissuto e i sentimenti, con una trilogia forse l’operazione risulterebbe interessante. Così ci troviamo di fronte ad un film che apre tantissime porte e non ne chiude nemmeno mezza. È Conrad, comunque, il vero protagonista, un prodotto della miriade di stimoli a cui è sottoposta la smart generation, intensa e attivissima vita virtuale, grigia e anaffettiva vita reale.

Nel contrasto tra un personaggio così  ed una madre fotografa di guerra e ipercalata nella realtà risiedeva, probabilmente, il vero potenziale centro del film. E invece la narrazione è appesantita dai segmenti dedicati agli altri due membri, un padre incomprensibile e ondivago nelle sue azioni e frequentazioni, e un fratello maggiore appena diventato padre che scappa dalla nuova famiglia per rifugiarsi nella sicurezza e nelle memorie della vecchia.

La struttura di “Louder than Bombs” è complessa, piani temporali sfalsati, flashback, sogni, fantasmi del passato che invadono il presente. Anche il film sembra un prodotto della smart generation: la regia di Joaquim Trier è elegante, e vederne un estratto qualunque su YouTube farebbe presagire chissà quali svolgimenti ulteriori. Peccato che i pezzi non stiano insieme, e il tutto rappresenti una grande occasione mancata. In questo Concorso, comunque, si è visto anche di (molto) peggio.

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Contro

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