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  • Cannes 2015 — Louisiana – The Other Side

    Diretto da Roberto Minervini

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A qualche giorno dal passaggio in concorso al Certain Regard di Cannes 2015, uscirà in sala in Italia l’ultimo lavoro del talento più puro che il nostro cinema abbia saputo esprimere da anni a questa parte, anche se da tempo vive e lavora negli Stati Uniti: Roberto Minervini.

Al quarto film il regista di origini marchigiane ha ormai trovato una sua cifra estetica e narrativa riconoscibile fin dal primo fotogramma. Dopo la trilogia sul Texas (“The Passage”, “Low Tide”, ”Stop the Pounding Heart”, apprezzata e premiata in vari Festival in giro per il mondo), le sue contraddizioni e i suoi incredibili anacronismi, con “The Other Side” Minervini si sposta in Louisiana e radicalizza ancora di più la sua commistione tra fiction e documentario, che rappresenta un enigma davvero inestricabile, con la macchina da presa che esplora spazi privati che si credevano (e forse dovrebbero essere, come molti dicono riguardo a questo suo ultimo lavoro) invalicabili.

Un pugno di personaggi ai margini della società statunitense, REALI, che vivono davvero una vita molto simile a quella che vediamo sullo schermo. L’abilità di Minervini di prendere il cuore pulsante e profondo di una nazione e mostrarcelo in tutta la sua crudezza e veridicità (apparente, questo il dilemma e in fondo anche la magia del suo cinema) ha davvero del soprannaturale.

Pieno di sequenze shock e di momenti teneri, il film si concentra su due comunità, opposte ma dagli insospettabili tratti comuni: un gruppo di fanatici della guerra che si organizzano in campi di addestramento tra i boschi, e dei drop-out che vivono ai margini di tutto, del Paese, della piccola comunità di cui fanno parte, e della vita stessa, sfidata continuamente in una continua esplorazione dei limiti del corpo e dell’animo umano. Due gruppi umani ai due lati opposti delle barricate, ma capaci di una solidarietà interna verso i propri membri che li rende vere e proprie famiglie allargate.

Minervini non lascia indifferenti, ci affascina con le sua panoramiche su paludi e vallate, per poi colpirci duro allo stomaco con la tossicodipendenza e tutto quanto è percepito come politicamente scorretto dal perbenismo di facciata, che permette di giudicare qualsiasi cosa a distanza, ma che ha perso ormai irrimediabilmente la percezione dell’odore, del calore e del ribrezzo che la realtà dura e vera emana e diffonde.

Viva Minervini e il suo sguardo, anche e soprattutto stavolta, quando la moralità dell’operazione risulta ambigua, sgradevole, mai conciliatoria. L’America profonda odia Obama, lo offende e deride in tutti i modi. Nei locali di striptease ci sono uomini perversi che si eccitano guardando spogliarsi donne all’ottavo mese di gravidanza. Dovremmo indignarci per questo? Sì, certo. Dovremmo distogliere lo sguardo? No, no e ancora no.

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