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Cannes 2015 — Michael Fassbender e Marion Cotillard presentano Macbeth

Michael Fassbender e Marion Cotillard sono oggi, sabato 23 maggio, al Festival di Cannes 2015 per presentare l’ultimo dei film in concorso: “Macbeth” dell’australiano Justin Kurzel, tratto naturalmente dall’omonima tragedia di William Shakespeare.

Marion Cotillard era a Cannes anche l’anno scorso, come protagonista di “Due giorni, una notte” dei fratelli Dardenne e prossimamente la vedremo in uno dei nuovi progetti del giovane Xavier Dolan, “Juste la fin du monde“, a fianco di Léa Seydoux, Vincent Cassel, Nathalie Baye e Gaspard Ulliel.

Michael Fassbender sarà invece Steve Jobs nel biopic diretto da Danny Boyle su sceneggiatura di Aaron Sorkin, di cui pochi giorni fa abbiamo visto un primo teaser trailer.

I due attori saranno entrambi anche nel nuovo film diretto da Justin Kurzel, “Assassin’s Creed”, ispirato al popolare videogioco.

A Cannes Justin Kurzel racconta di essere stato attratto dal «tocco fresco della sceneggiatura di “Macbeth” (scritta da Jacob Koskoff, Todd Louiso e Michael Lesslie, ndr), specialmente nel modo di raccontare la storia d’amore tra Macbeth e Lady Macbeth».

«Pensavo fosse una commedia, e credevo fosse arrivato per me il momento di girarne una», scherza Michael Fassbender, mentre Marion Cotillard sottolinea il fascino e la complessità del testo shakespeariano: «ogni verso contiene almeno tre significati».

Quali sono state le difficoltà maggiori nel riportare Macbeth al cinema?

J. Kurzel: «Girare in Scozia in pieno inverno non è stato facile, ma era fondamentale: il paesaggio influenza i personaggi nel profondo, è un aspetto che da australiano percepisco con forza. E poi, certo, non è stato semplice trovare un modo efficace per trasporre, oggi, la storia di “Macbeth” sul grande schermo. I temi di “Macbeth”restano tuttora validi e interessanti: il potere, la famiglia, l’amore».

M. Fassbender: «Sicuramente il linguaggio, trovare il giusto ritmo di recitazione. La scrittura di Shakespeare , che avevo già sperimentato a teatro, offre infinite possibilità, e questo da una parte ti esalta come attore ma dall’altra ti intimidisce».

M. Cotillard: «Sono una perfezionista, ho sempre paura di non rendere pienamente giustizia alle sceneggiature che sono chiamata a interpretare, qui in modo particolare data la natura del testo. Ho incarnato spesso personaggi drammatici, ma mai a questo livello. Mi sono resa conto che però che recitare Shakespeare in inglese, e addentrarmi nella profondità di una protagonista così forte, era un’opportunità imperdibile. Lady Macbeth viene distrutta dalle sue stesse paure, che la trasformano in un mostro. Credo che i due protagonisti siano davvero legati dall’amore, e così lei costruisce un muro per proteggere questa unione. Ma l’ambizione la consuma e le fa perdere la ragione».

Al giorno d’oggi, si fa notare a Fassbender in conferenza stampa, Macbeth potrebbe essere visto come una persona che soffre di disturbo da stress post-traumatico: «Sì, non ci avevo mai pensato. Certi comportamenti di Macbeth, le sue allucinazioni, permettono sicuramente una lettura di questo tipo».

Riguardo al suo personaggio, dice ancora Michael Fassbender, «Macbeth gode dei suoi privilegi di re, ma affronta anche i problemi enormi che questa posizione comporta. Lo vediamo come una persona frammentata, fin dall’inizio: è un sovrano, un soldato, un marito. È un racconto sull’ambizione e sulla perdita, innanzitutto sulla perdita di se stessi».

Fassbender parla poi di Lady Macbeth e dell’interpretazione che ne dà Marion Cotillard, rassicurando indirettamente l’attrice riguardo alle insicurezze espresse poco prima: «Marion possiede una grazia particolare che infonde in tutto ciò che fa. E allo stesso tempo riesce a essere molto umana, così da permettere agli spettatori di riconoscere se stessi nei personaggi. Qui ha messo in evidenza la solitudine del personaggio, la sua disperazione nel reagire alle perdite che ha subìto».

«Allo stesso modo — continua Fassbender— Macbeth è fondamentalmente solo e bloccato dal proprio stesso potere, che non sa gestire. Perché lui è innanzitutto un soldato, non un re».

Foto: Festival di Cannes

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