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Cannes 2015, uno sguardo al Concorso

È stato annunciato questa mattina in un’affollata conferenza stampa parigina dal giornalista televisivo Pierre Lescure e dal direttore artistico Thierry Frémaux il programma della 68ma edizione del Festival di Cannes, in programma dal 13 al 24 maggio prossimi. Un programma per la verità ancora monco e più che parziale, vista l’assenza, per il momento, delle sezioni parallele (e si sapeva) e l’elenco incompleto delle selezioni del Concorso e del Certain Regard (ed era meno previsto). Il programma definitivo, quindi, si comporrà nelle prossime settimane. Ma 17 dei 20 film in Concorso sono stati annunciati, ed è a quelli che daremo un breve sguardo.

Partiamo dalla notizia sicuramente più succosa: sono ben tre gli italiani selezionati, Nanni Moretti con “Mia madre” (da oggi nelle sale, qui la recensione), Matteo Garrone con “Il Racconto dei Racconti” e Paolo Sorrentino con “Youth – La giovinezza”. È davvero un onore essere rappresentati dai tre cineasti di punta della nostra cinematografia, tutti e tre già premiati al Festival, con Moretti che annovera anche una Palma conquistata nel 2001 per “La stanza del figlio”. Tre autori, quindi, che era perfino scontato fossero lì, e la fortuna è che la loro presenza in Concorso nella stessa annata mostra i muscoli un po’ gonfiati di una cinematografia nostrana che (oltre loro tre) non ha poi così tante frecce eccellenti al proprio arco da spendere in questi contesti senza uscirne con le ossa rotte (Alice Rohrwacher, Gran Premio qui lo scorso anno, è tra queste).

Velocissima annotazione: dai trailer, Moretti e Sorrentino sembrano muoversi in territori noti, riconoscibili nello stile e fieri di esserlo, mentre la scommessa di Garrone di cimentarsi in una sorta di fantasy con cast internazionale (Salma Hayek, John C.Reilly, Vincent Cassel, mentre Harvey Keitel e Michael Caine figurano nel cast di Sorrentino) va seguita con attenzione.

La pattuglia francese, oltre a “Marguerite e Julien” di Valérie Donzelli e “La loi du marché” di Stéphane Brizè a portare la bandiera, annovera soprattutto, per chi scrive, Jacques Audiard con il suo nuovo film “Dheepan” (titolo non definitivo e di lavorazione). Interessante la presenza di Maïwenn, attrice/regista al suo quarto film dietro la macchina da presa, ex musa e compagna di Luc Besson riuscita poi a ritagliarsi un proprio percorso personale, con il suo “Mon Roi”.

A chiudere il discorso e la rappresentanza della vecchia Europa, l’esordiente ungherese Làszlo Nemes (ma assistente in passato del maestro Bela Tarr) con “Son of Saul”, e due coproduzioni che uniscono Nuovo e Vecchio continente con registi in rampa di lancio e cast e capitali d’oltreoceano. La prima è “Macbeth” dell’australiano Justin Kurzel, una versione dal Bardo molto sontuosa con Michael Fassbender e Marion Cotillard nei due ruoli principali e già in lizza ufficialmente per le due Palme attoriali, a leggere i rumors della rete; e “Louder Than Bombs” del danese Joachim Trier (no, nessuna parentela apparente), girato negli Usa con, tra gli altri, Gabriel Byrne, Isabelle Huppert e Jesse “Zuckerberg” Eisenberg.

Gli Usa schierano, inoltre, due nomi di culto assoluto: Gus Van Sant che dirige Matthew McConaughey in “The Sea of Trees” e Todd Haynes che con “Carol” traspone un romanzo di Patricia Highsmith con il duo Cate Blanchett/Rooney Mara a far crescere l’hype per il progetto.

La pattuglia orientale non è nutritissima numericamente ma, soltanto sulla carta a guardare i nomi, di qualità eccelsa. Da Taiwan il raffinato Hou Hsiao-Hsien, storico frequentatore della Croisette, con “The Assassin”, dalla Cina l’artista probabilmente più interessante in attività da quelle parti, Jia Zhangke, con “Mountains May Depart” e dal Giappone il maestro Hirokazu Kore-eda (che avevamo ammirato anche a Roma due anni fa con il suo film precedente “Father and Son”, davvero splendido) con “Our Little Sister”.

A chiudere, due nomi giovani, bravi e che vogliamo sganciare da criteri di nazionalità, a rappresentare lo sguardo sempre attento del Festival verso le mutazioni in corso nella Settima Arte: Denis Villeneuve (prima di mettersi a lavorare sull’atteso/temuto sequel di “Blade Runner”) con “Sicario”, e Yorgos Lanthimos (vincitore del Certain con il suo “Kynodontas” qualche anno fa, film ormai talmente di culto da avergli spalancato l’occasione “anglosassone”) con “The Lobster”, con un cast all-star che annovera Colin Farrell, Rachel Weisz e Léa Seydoux.

E siamo solo a 17 dei 20 posti disponibili, ricordiamolo anche in chiusura. Pronostici e speranze si sprecano, ma i due nomi più altisonanti tra i papabili per riempire i vuoti rimangono quelli di Michael Haneke e Aleksandr Sokurov. Staremo a vedere… Già così, è un Concorso allettante anche se forse un po’ meno “glamour” di quello dell’anno precedente, e questo non è necessariamente un male. Il sottoscritto e LoudVision saranno ancora una volta lì per raccontarvi ogni minuto della manifestazione cinematografica più importante al mondo.

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